La sessualità

Cosa pubblica il web

Vino e Eros, ecco i segreti per vivere felice

Pubblicato da lasessualita su 28 Ottobre 2009

Da secoli è noto che l’alcol interagisce con i meccanismi che regolano l’attività sessuale di uomini e donne e da sempre il vino è associato da artisti e poeti al gusto del vivere, dell’amore, al piacere dei sensi. Insolito è invece che la scienza medica affronti il tema del rapporto tra vino e eros, cosa che il libro «Vino e Eros» (Giunti Demetra) curato da Riccardo Bartoletti, Nicola Mondaini, Francesco Montorsi fa con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori.
L’idea del libro nasce da una ricerca realizzata dall’Ospedale S. Maria Annunziata di Firenze, noto per la sua localizzazione geografica come Ospedale del Chianti, che ha evidenziato gli effetti positivi del vino rosso sulla sessualità delle donne. La ricerca è stata realizzata su un campione di 789 donne di età compresa tra i 18 ed i 50 anni, residenti nel Chianti che hanno completato il questionario FSFI (Female Sexual Function Index) che valuta la funzionalità sessuale femminile attraverso 19 domande su 6 aspetti (desiderio, interesse, lubrificazione, orgasmo, soddisfazione, dolore) nelle ultime 4 settimane che ne precedono la compilazione.
Dallo studio è emerso che le donne che consumano 1-2 bicchieri di vino rosso al giorno hanno una sessualità complessiva migliore rispetto al gruppo delle donne astemie o che bevono occasionalmente.
Nel volume, gradevole e ricco di illustrazioni, i migliori specialisti in ginecologia, psicologia, farmacologia indagano la sessualità maschile e femminile considerando gli effetti del vino sui meccanismi fisiologici e comportamentali che regolano la virilità, il piacere, l’orgasmo di lui e di lei, i timori e le insicurezze che caratterizzano le varie stagioni della vita.
Aprono il libro una storia del vino dalle origini e due capitoli di carattere artistico letterario: Carlo Pedretti (uno dei massimi specialisti di Leonardo da Vinci, docente alla University of California) tratta i temi dell’erotismo e del vino presenti nei codici leonardeschi, seguito da un’antologia di citazioni letterarie dalla classicità greco-romana fino a noi (Ovidio, Li Po, Shakespeare, Baudelaire, Pavese, Gianna Nannini…).
Seguono capitoli dedicati all’effetto disinibente dell’alcol, al consumo alcolico fra adolescenti, tema oggi molto attuale, agli aspetti fisiologici della sessualità (dall’erezione ai meccanismi della sessualità femminile), alle difficoltà sessuali, agli intrecci tra vino e salute, con particolare riferimento ai disturbi della menopausa, all’emicrania, all’invecchiamento e alle malattie coronariche.

www.ilgiornale.it/cultura, 25 ottobre 2009

Pubblicato su Cibo e sesso | Lascia un commento »

Cose da non fare mai a letto

Pubblicato da lasessualita su 23 Ottobre 2009

Voglia di originalità sotto le lenzuola? Ben venga la fantasia, ma occhio a non esagerare. Certe trovate possono sortire l’effetto opposto e fare scappare il partner a gambe levate. Prima di assestargli una frustata sulla schiena, a sorpresa, per dire, verificate se la cosa lo attizza o no. Lo stesso discorso vale per morsiconi e pizzicotti, travestimenti o parolone. Alcune uscite potrebbero smorzare il suo entusiasmo. Ecco una piccola classifica di tutte le cose da non fare mai a letto. Dalle più strambe alle più classiche.

20 – Orgasmo enigmatico
Pensate che tacere durante il sesso sia sexy e vi regali un’aura di mistero? Vi sbagliate. In quel momento lui non ha voglia di stare a interpretare il segnali del vostro viso e decriptare le microespressioni. Vuole semplicemente sentirvi. Sentirvi vicine e sapere – con certezza – se vi sta regalando piacere o no. Se vi ammutolite come se steste facendo il sudoku, che messaggio gli date?

19 – Resta di stucco, c’è il barbatrucco
Signore, diciamocelo, truccarsi con perizia è già abbastanza complesso. Pertanto non è consentito per nessuna ragione al mondo utilizzare il make up per altre parti del corpo che non siano il viso. No al mascara sui peli pubici, no al rossetto per ravvivare il colore dei capezzoli, no al correttore per occhiaie per quel brufolino sui glutei. Immaginatevi i segnacci e le sbavature di trucco sulle lenzuola e trattenetevi.

18 – Scusa cara, sono a dieta
No alle sorpresone sotto le lenzuola. Prima verificate sempre che lui sia dell’idea. Con tatto, girandoci intorno, senza necessariamente svelare troppo di quello che intendete fare. Se lui mostra segni di apprezzamento, buttatevi. Se no, astenetevi. Quindi mai e poi mai presentarsi a lui, urlando «tadaaa», tutte cosparse di sostanze appiccicose tipo marmellata, Nutella, miele, panna montata, melassa e chi più ne ha più ne metta. Non siete fritelle. Lui potrebbe non avere alcuna voglia di passare manciate di minuti a leccarvi come un cagnolino con l’osso. E se anche lo facesse, dopo potrebbe correre in bagno in preda alla nausea. Riflettete prima di spalmare.

17 – Scurdammoce o passato
Mai e poi mai fare riferimento agli ex. Guai a voi se tirate fuori l’argomento durante l’intimità. Guai a voi se osate dire frasi tipo «lui mi faceva sempre così» o «con il mio ex facevamo cosà, era divertente, vuoi provare?». E soprattutto guai a voi se durante il rapporto vi sbagliate e lo chiamate con un altro nome. Vedove? Levate la foto del defunto dal comodino, per cortesia.

16 – Ops, ha cambiato colore!
Gli uomini, si sa, adorano ricevere sesso orale. Adorano anche la bocca delle donne, magari sottolineata da un bel rossetto. Prima di dipingervi le labbra di rosso e regalargli quel bacio così particolare e intimo, però, assicuratevi che lui gradisca. Ritrovarsi con il pene rossastro o luccicante del vostro gloss potrebbe infastidirlo.

15 – No smoking
Accendersi la sigaretta subito dopo, sotto le lenzuola, è molto da film ma poco pratico. Sono morte un paio di dozzine di coppie così. E non è detto che lui sopporti il fumo ma soprattutto il vostro alito al tabacco.

14 – Cos’è questo odore?
Dovrebbe essere superfluo specificarlo, ma tant’è… Gli odori corporei possono essere molto forti. E molto fastidiosi. Prima di un incontro intimo assicuratevi di essere lavate e profumate. Togliersi gli scarponi dopo una giornata sugli sci, buttarsi sotto le coperte con i piedi sudaticci e ammiccare a lui dicendo «Caro, vieni qua che ci scaldiamo» è una pessima idea. Doccia prima di ogni cosa.

13 – Fido, a cuccia!
Il cane o il gatto che vi fissano mentre fate sesso? Pessima idea. Fido o Fufi saranno tanto teneri e carini per voi, ma chi ha voglia di essere scrutato duranta la propria performance? Chiudete la porta, l’intimità è fondamentale.

12 – Porca sì, porcospino no
Disinibite sì, sciatte no. Fate le vostre battaglie femministe altrove. A letto una depilazione ben fatta è la cosa più gradevole al tatto. E se lui vi dice «non sei depilata? non importa» non significa che dovete dare il via libera alla setola selvaggia. Può tollerare il peletto una volta, ma propinargli la pelliccia sempre lo disgusterà. Statene certe.

11 – Pipino, pisellino, serpentello…
No ai nomignoli. Il suo pene è la cosa più importante per lui in quei momenti. Evitate di sminuirlo affibbiando nomignoli (magari sciocchi o diminutivi) al simbolo della sua mascolinità.

10 – La sindrome da Hello Kitty
Volete vestirvi tutta la vita da adultescenti e decorarvi con gadget di Hello kitty che fanno tanto ragazzina? Liberissime. Ma evitate di parlare come una bambina nei momenti dell’amore. Smorzerebbero chiunque. Siamo a letto insieme, mica all’asilo Mariuccia.

9 – Giù quelle mani
Aggrapparsi alle sue maniglie dell’amore durante l’amplesso: stupido. Non è divertente, è un modo per sottolineare i suoi difetti. E infondergli insicurezza durante l’amplesso vi si ritorcerà contro.

8 – Resta chiuso qui, pensiero
Quando si tratta di sesso, non fate vostro il ritornello dei Pooh. Ci sono certi pensieri che devono restare nascosti. Mentre si è in “summo monte” uscirsene con «stavo pensando: se domani andassimo al cinese anziché a mangiare la pizza?» è davvero demenziale. Ma anche tirare fuori subito dopo frasi tipo: «Hai chiamato l’amministratore di condominio?» che tanto si capisce che fino a poco fa pensavate alla rata del riscaldamento e non al vostro lui. Evitate come la peste di chiedere «ti è piaciuto?». Se avrà qualcosa da dirvi di significativo parlerà, gli interrogatori sull’intensità dell’orgasmo cancellano il piacere appena provato.

7 – Non siamo a Sanremo
Canticchiare durante i preliminari mentre gli state regalando un sensualissimo massaggio ai piedi con olio tiepido? Ripensateci. Non penserete mica che il fatto che abbiate (o crediate di avere) una gran voce lo ecciti! Sono altre le cose che gli alzano il morale. Spolverate l’ugola sotto la doccia, sotto le lenzuola non si sbraita, al massimo si sussurrano paroline dolci o piccanti.

6 – Chettiridi?!
Simpatia e senso dell’umorismo sono una grandiosa arma di seduzione. Ma il materasso non è il palcoscenico di Zelig. Non esagerate a fare le simpaticone, non sparate battute a raffica. Il troppo stroppia. Il sesso (soprattutto per lui, che soffre di ansia da prestazione) è una cosa seria. E per carità, abbiate la grazia di non scoppiare a ridere se lui durante il gioco vi confida qualche fantasia o vi regala qualche epiteto.

5 – Ti devo mettere la museruola?
Non si sa bene chi abbia messo in giro la voce che mordersi è sexy. Una volta, due, nei posti giusti, nei momenti giusti, con delicatezza. Azzannare il partner e lasciarli il segno dei vostri denti nella carne non vi garantirà l’appellativo di panterona del materasso. Tenetevi i denti in bocca, soprattutto quando vi avvicinate alle parti intime e in caso di rapporto orale.

4 – No al sesso taglia unica
Non è come per le t-shirt taglia unica che si trovano al mercato, buone per la palestra, come pigiama per la notte, sui jeans o per fare i lavoretti in casa. Nel sesso non c’è una cosa che va bene per tutti e per tutte le occasioni. A quell’altro piaceva essere sculacciato? Non è detto che anche lui gradisca. Quell’altro si eccitava con le parolacce? Questo magari si fa il segno della croce e scappa. Non c’è un manuale, imparate a sintonizzarvi.

3 – Non sei una pellicola da sviluppare
Accendi quella luce, che diamine! La stanza da letto non è una camera oscura. Gli uomini si eccitano nel vedere il corpo di una donna, non negarlgi questo piacere. Se la tua ossessione è fare sempre l’amore al buio, significa che sei inibita e le donne di ghiaccio sotto le lenzuola non piacciono a nessuno. «Lui non si lamenta mai». Ah no? Si vede che ha trovato un’altra che fa l’amore con lui con le luci accese.

2 – Ma no, ma sì, ma su, ma dai
Il sesso non è una trattativa internazionale sulla Striscia di Gaza. Smettetela di mercanteggiare le vostre prestazioni sotto le lenzuola. Quello lo faccio, quello no, quello forse, quello solo se insisti e via dicendo. Lasciatevi andare, sperimentate. Fate sempre in tempo a dire “stop” se qualcosa va storto. Se l’amore di coppia non è libero, la curiosità per quel che non gli date voi lo spigerà altrove. Fatevi due conti.

1 – Selvagge sì. Assatanate no
Non esagerate. Va bene essere libere e sperimentatrici, selvagge come leonesse, spiritose e disinibite. Non va bene recitare la parte delle “porche” quando non lo siete (se ne accorgerebbe chiunque). Non va bene strafare (si ammoscerebbe chiunque). Non cavalcatelo come una amazzone impazzita. Non urlate come scimmie della giungla. Non sommergetelo di parolacce. Agli uomini piacciono le maiale ma anche le sante. La vera saggezza è essere un po’ l’una e un po’ l’altra cosa.

donna.libero.it, 23 ottobre 2009

Pubblicato su Fare l'amore | Lascia un commento »

Tumore al seno: il sesso aiuta a guarire

Pubblicato da lasessualita su 12 Ottobre 2009

Nella lotta al tumore al seno, il sesso è fondamentale per la salute della donna. Specie dopo la chemioterapia od un intervento chirurgico, i rapporti con il proprio compagno/a sono fondamentali per ritornare a vivere pienamente, guadagnando benessere psicofisico. Lo sostiene la dottoressa Alessandra Graziottin, ginecologa al San Raffaele di Milano, che al tema del sesso nelle donne dopo i cancro al seno ha dedicato una ricerca presentata al congresso mondiale di ginecologia Figo, in corso a Città del Capo. La studiosa è perentoria nelle sue convinzioni, sottolineando sia come “Il sesso e’ il migliore antidepressivo ed è una parte fondamentale della qualità della vita” sia come tale area della terapia venga spesso trascurata.

Spiega la dottoressa Graziottin: “La sessualità e’ un’area negletta nel follow up del tumore alla mammella. Non viene considerata parte fondamentale di una ritrovata qualità’ della vita, eppure oggi il tumore al seno e’ praticamente una malattia cronica, con la stragrande maggioranza delle malate che sopravvive dopo 20 anni, ed e’ fondamentale sia per le donne che per la vita di coppia riacquistare una vita sessuale soddisfacente. Sono diverse le variabili che fanno sentire la donna più’ o meno desiderabile dopo un tumore al seno: l’intervento, ovviamente, con enormi differenze tra una mastectomia (dopo la quale l’83% delle donne soffre di una riduzione della sessualità’) e un’operazione più’ conservativa che “salvi” capezzolo, aureola e soprattutto sensibilità’ erogena della parte (con l’eros che si riduce solo per il 43% delle pazienti). La nascita di linfedemi, gonfiori al braccio deturpanti. L’insorgere, a causa della chemioterapia, della menopausa precoce”.

Secondo la studiosa, l’unico limite “accettabile” è la salute di un eventuale futuro bambino e sconsiglia perciò la gravidanza durante la chemioterapia. Per il resto il sesso non è solo piacevole ma anche terapeutico, in quanto combatte la depressione e migliora le possibilità di guarigione. Conclude, tra ironia e critica, la dottoressa Graziottin: “Una minoranza dei medici parla di sessualità’ coi pazienti. Eppure. sono meglio tre orgasmi di tre sedute dallo psicologo”.

Matteo Clerici, www.newsfood.com, 10 ottobre 2009

Pubblicato su La ricerca, Sesso e salute | Lascia un commento »

Sesso: lattice mon amour

Pubblicato da lasessualita su 12 Ottobre 2009

«Sapete, Bianca è una missionaria». Così Lars presenta la fidanzata al fratello Gus e a sua moglie Karin nel grottesco film Lars, una ragazza tutta sua. Bianca è una bambola gonfiabile, gommoso oggetto del desiderio acquistato su internet e recapitato a casa in una cassa di legno. Le sexy bambole sono state lanciate sul mercato negli Stati Uniti nel 1995 e da allora la loro compravendita, grazie al web e ai sexy shop, è aumentata di anno in anno. Esistono “Love dolls” per tutti i gusti e prezzi: si va dalle più economiche in vinile saldato (50 dollari) a quelle di media classe in lattice (200), a quelle deluxe in morbido silicone e con giunture flessibili per gli amanti più esigenti (oltre i 1.000). Quelle di ultima generazione sono chiamate “Real doll” e la loro verosomiglianza è impressionante. Se ne può scegliere il peso, l’altezza, la misura di seno e persino quella del piede. Non solo: si può ordinare il volto, il taglio e il colore dei capelli, degli occhi, delle unghie. Questi silenziosi e siliconati amori necessitano di cure. In vendita anche gli accessori: cintura (18 dollari), cappello (dai 15 ai 18), braccialetti (dai 12 ai 18), ciondoli simil oro (24 dollari), forse per inconsueti presenti natalizi. Esistono bambole anziane, per gli amanti dell’older – a richiesta è in vendita la dentiera–eper cani con carenze affettive (colori: bianco e nero). Questi sex toys sono molto apprezzati in Giappone dove i più incalliti playboy possono rivolgersi all’agenzia Mori no Doru che li noleggia (85 dollari) per indimenticabili notti di turbo-onanismo negli Tsurekomi ryoka, gli hotel dell’amore gestiti dalla stessa agenzia (la camera si paga a parte).

Chi opera nel settore ha recepito le esigenze degli utenti: rapporti limitati alla pura sfera sessuale, senza impicci d’altro tipo, ma esigenza che tali incontri si avvicinino il più possibile alla realtà. Per questo un meccanico aeronautico tedesco ha progettato “Andy”, umanoide dotato di cuore meccanico che aumenta i battiti col progredire del rapporto, che si scalda, che espelle secrezioni vaginali e che, se interpellata con frasi standard, sa rispondere suadente. Secondo David Levy, autore di Love+Sex with Robots, tra quarant’anni sarà normale fare sesso con i robot e ciò recherà innegabili vantaggi sociali: «Così potrebbero fermarsi i pedofili, le violenze sessuali e anche la prostituzione ». Parallelo al mercato deluxe è cresciuto quello per clienti meno facoltosi. Non serve andare in Giappone, basta un giro nella periferia romana, nella «Tiburtina valley» come l’ha ironicamente denominata l’inviato della Stampa autore di un’inchiesta sugli outlet dei porno desideri. A questo megamagazzino del sesso inorganico si riforniscono da tutta Italia 2.500 clienti e 650 esercizi pubblici che quotidianamente acquistano sex toys di tutti i tipi. Dire che internet ha reso ancor più accessibili i contenuti pornografici è una banalità. Per anni la parola più ricercata sui motori di ricerca è stata «sex» (et similia, tipo «viagra») e secondo diverse statistiche è il cybersex a farla da padrone sul web. Per dirla con la battuta del dottor Cox nella serie tv Scrubs: «Se da internet togliessero tutti i siti pornografici rimarrebbe un solo sito con su scritto: “Ridateci i porno”».

Anche sul cellulare. Nel 2007 la Opnet, azienda specializzata in sicurezza informatica, ha redatto un rapporto secondo il quale il 36,21 per cento di pagine online ha contenuti pornografici. Una pagina su quattro riguarda il sesso e, per intendersi, i siti di informazione raggiungono la percentuale dell’1,55. La rete è il regno degli erotomani e le novità sono all’ordine del giorno, venendo incontro ai desideri di utenti che hanno nella compulsività la loro principale dote. Non c’è limite alla fantasia: esiste anche il sito Porn for the blind, che mette a disposizione degli utenti non vedenti file audio di lussuriosi mugugni e sospiri.
Internet ha creato un problema agli altri media del settore che, in vario modo, si stanno adattando. Il mondo maggiormente in crisi è quello delle videocassette, dei dvd e della carta (si pensi a Playboy), ma anche le tv rischiano il sorpasso. Per questo si attrezzano per allargare l’offerta: Sky, per esempio, pensa di allungare la programmazione eros alle 24 ore. Porno sempre e ovunque: per questo si studia come adattare con sempre maggior precisione di risoluzione i filmati alle console per videogame e ai telefonini.

Continuano a mantenere un loro business le cosiddette fiere del sesso, di cui in Italia la più famosa è il Mi-Sex di Milano cui partecipano le maggiori attrici e attori nostrani e che, stando alle informazioni fornite dagli organizzatori, «dal 1994 a oggi ha registrato un’affluenza di 900 mila persone ». Quello delle pornostar è un mondo sempre più alla ricerca di una legittimazione culturale e a novembre su Sky partirà la fiction su Moana Pozzi, icona glamour del settore. Ma il porno è anche un mondo ricco di lati oscuri (si rammentino le tristi vicende di John Holmes e Linda Lovelace) e tragiche pene del contrappasso. Dopo quanto già accaduto nel 2004, anche oggi torna d’attualità il dilagare dell’Aids che sta mietendo vittime nella San Ferdinando Valley (quattromila film l’anno), la Hollywood del sesso americano. Sono 16 le pornostar colpite negli ultimi mesi dal morbo. Il nomadismo sessuale è tipico del mondo porno, ma, almeno per quello made in Usa, esso è legato a stretti controlli burocratici: ogni attore è obbligato a sottoporsi mensilmente a test medici che ne valutino la salute e l’integrità fisica. È un mondo assai meno erotico e passionale di quel che si pensi, dominato più dagli affari che dalla libido. Simpaticamente lo ha ammesso anche il più amato tra i pornostar italiani, Franco Trentalance, che, lamentandosi dei continui spostamenti da un set all’altro, alla domanda «che cosa ti sei fatto di più nella vita» ha risposto: «Le valigie».

Ma tutto questo è nulla, rispetto al modo in cui l’ossessione sessuale è tradotta, giustificata, ideologicamente orientata in precetti di buona educazione, sicuro successo, integrità salutista. Bastava leggere l’articolo “Sesso, amore e fantasia” sull’ultimo numero del Magazine del Corriere della Sera che proponeva ai lettori un test per misurare il proprio «grado di accoppiabilità». Inutile dire che i punteggi più alti li raggiungevano gli amatori più disinibiti, quelli che possono vantarsi di essere al passo con «le star del cinema, i miliardari, i leader mondiali». Sul versante “prevenzione”, l’inserto Salute di Repubblica ha fornito in luglio un prontuario per il «sesso sicuro». Mentre nell’editoriale il direttore si congratulava col governo per le leggi restrittive in materia di educazione stradale – e al contempo si lamentava della poca attenzione per l’educazione sessuale – gli articoli dedicavano ampio spazio ai contraccettivi (profilattici, pillole, spirali) e all’innovativo metodo del «bebè virtuale». Un corso inventato in Australia per educare i giovani alla “responsabilità genitoriale”. Consiste nell’affidare loro un «bambolotto di aspetto realistico programmato per piangere con diversi gradi di intensità simulando la fame o il sonno ». I “genitori” potranno così sperimentare quanto è dura accudire un figlio e questo, secondo gli esperti, dovrebbe renderli consapevoli «sugli effetti di una gravidanza involontaria ». Poiché anche secondo le ricerche del «British Medical Journal l’approccio basato sui metodi contraccettivi non è efficace, è molto meglio creare aspettative negative rispetto alla possibilità di avere figli troppo presto». Teorie da scienziati bislacchi? Non sono solo loro. Nel suo Lessico per il futuro (2008) Jacques Attali ha prefigurato un mondo nuovo in cui scomparirà la fedeltà come dovere e l’infedeltà come colpa. Diventerà un diritto formare più coppie e la poligamia e la poliandria saranno la norma. I bambini nasceranno solo in vitro o grazie alla clonazione, i genitori saranno sostituiti dalle banche di geni, nessuno avrà più né un padre né una madre, né una storia biologica. Sarà l’uomo del futuro, nomade assoluto, che concepirà il sesso solo come puro divertimento anti-stress, scevro di ogni qualsiasi tipo di relazione con la carne dell’altro.

Emanuele Boffi, www.tempi.it/, 07 ottobre 2007

Pubblicato su Tendenze | Lascia un commento »

Gleeden, l’arte di tradire online

Pubblicato da lasessualita su 8 Ottobre 2009

este_05185219_52440MANCANO meno di due mesi alla sua apertura ma in rete c’è un sito che registra già 10mila iscritti, la metà dei quali solo in Francia. Sono per il 60% uomini, hanno un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e portano tutti un anello al dito. Precisamente all’anulare sinistro. Il sito, fortunata creatura della società americana BlackDivine, sarà il primo luogo di incontri online dedicato ad un pubblico sposato. D’altronde le statistiche parlano chiaro: un utente su tre tra quelli che cercano l’anima gemella online ha detto addio al celibato già da tempo. Ecco allora che Gleeden fa il suo ingresso in rete e promette di far incontrare gli adulteri di mezzo mondo. Rapido, efficace ed indolore. Almeno per chi l’avventura la cerca.

Il sito, già online, permette di iscriversi e lasciare i propri dati ma entrerà a pieno regime solo a partire dal 1 dicembre negli Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Belgio, Svizzera, Regno Unito, Spagna e naturalmente Italia. Nella breve descrizione del progetto, che appare seminascosta sotto la foto di un’avvenente ragazza che porta l’indice sulla bocca come a indicare l’intrigante segretezza del servizio, Gleeden viene presentato come l’unico social network e sito di dating interamente dedicato ad un pubblico sposato, o fidanzato, che voglia conoscere persone nuove – amici o amanti – fuori dalla propria coppia. Ma c’è molto di più. La rete di adulteri di Gleeden esce dai confini di casa e grazie a “un’eccezionale presenza internazionale” promette agli iscritti scappatelle in tutto il mondo. Con discrezione però. Gli incontri sono sicuri e confidenziali: “Flirtate in pace dunque, nessuno lo verrà mai a sapere”.
Facile capire come la notizia dell’imminente apertura del sito abbia da un lato scatenato la corsa alle iscrizioni e dall’altro un certo scetticismo su un servizio che, tecnicamente, offre tradimenti. Il caso, scoppiato prima in Francia, è stato affrontato dal quotidiano Le Parisien che, in un’intervista, ha raggiunto i responsabili della società. “Il nostro sito non è altro che una scorciatoia verso una strada già battuta – spiega il 27enne Teddy Truchot di BlackDivine – con la differenza che su Gleeden gli iscritti non sono costretti a mentire sul proprio stato. Noi non fomentiamo l’infedeltà, rispondiamo solo a una richiesta”. D’altronde se tra i 12milioni di utenti di Meetic, il più celebre sito di incontri, almeno 4milioni sono sposati e se il 34% degli uomini e il 25% delle donne ammettono di aver avuto almeno una relazione extraconiugale nella vita, quelli di Gleeden non si considerano certo gli inventori dell’adulterio.

Donna sposata cerca uomo sposato, ma anche uomo single cerca donna sposata. Le combinazioni non mancano e le porte sono aperte anche ai cuori solitari. L’importante è che non pretendano l’esclusività. Su Gleeden si trovano solo avventure con partner impegnati. E se l’offerta sembra invitante bisogna ricordare che tutto ha un prezzo. Anche la scappatella. In cambio di un totale anonimato il sito richiede un pagamento che va da un minimo di 7 euro a un massimo di novecento. Il denaro serve per acquistare crediti: non c’è iscrizione, si paga solo per quello che si utilizza e un profilo base gratuito è disponibile per tutti. Con 7 euro si acquistano 15 crediti, quanto basta per inviare e ricevere il primo messaggio privato o conversare in chat per trenta minuti. Tutto per garantire agli utenti un servizio efficiente. Su Gleeden non esistono profili fantasma.

Del sito si parla già su Twitter e su Facebook, dove sostenitori e critici si dividono in gruppi avversi. Ma i primi sembrano avere la meglio. C’è il gruppo “Extra-coniugale Gleeden”, quello “Gleeden, il sito per trovare un amante”, “Gleeden il lancio mondiale” e per tutti gli iscritti la possibilità di accedere a Gleeden con una tariffa promozionale o in forma totalmente gratuita. Timidamente appare anche un gruppo “Against Gleeden”, ovvero contro Gleeden, e qui il fondatore spiega che il matrimonio è un’istituzione da difendere, che il tradimento è un ferita e le bugie una mancanza di rispetto. Ma neanche a dirlo, gli iscritti al gruppo sono solo due.

Benedetta Perilli, www.repubblica,it, 08 ottobre 2009

Pubblicato su Coppia e sessualità, Tendenze | Lascia un commento »

Allenati e soddisfatti

Pubblicato da lasessualita su 3 Ottobre 2009

4sexSe avete una vita sessuale soddisfacente ma volete di più, se ambite a prove di resistenza da rimanere senza parole e senza fiato, se il vostro sogno è raggiungere “orgasmi multipli”, il segreto è tutto nascosto in alcuni semplici esercizi fisici L’allenamento serve. Anche a letto. E visto che tanto la ginnastica a corpo libero e il lavoro aerobico e cardiovascolare male non fanno, perché non approfittarne aggiungendo alcuni esercizi mirati per migliorare la resistenza fisica necessaria per prove ginniche degne dei più grandi amateur e divertirsi sotto le lenzuola con amplessi mai visti prima. I consigli che seguono sono per gli uomini, per migliorare le loro prestazioni. Quindi signore, leggeteli e poi sottoponete i vostri compagni al “duro” allenamento: Migliorare la “spinta” L’asse: sdraiatevi supini su un tappetino. Sollevatevi poggiando il peso sulla punta dei piedi e sugli avambracci, assicurandovi che spalle e schiena siano perfettamente paralleli al pavimento. Mantenere questa posizione per due minuti focalizzando l’attenzione sulla schiena, che deve essere sempre dritta, e gli addominali contratti. La palla svizzera: sedetevi sulla punta della palla svizzera, mani dietro la testa e addominali contratti. Lentamente sollevate la parte superiore del corpo fino a sentire una forte tensione nei muscoli addominali. Ritornate quindi nella posizione di partenza e ripetete l’esercizio. Per una sfida in più è possibile aggiungere un peso da tenere all’altezza della testa mentre si esegue l’esercizio.

Le gambe: sdraiati sulla schiena sollevare le gambe ben tese fino a raggiungere un angolo di 90° riseptto al pavimento per poi ritornare nella posizione di partenza senza però toccare il pavimeto. Tutto l’esercizio deve essere eseguito con movimento lento e per prevenire il mal di schiena cercare di tenerla piatta, premuta contro il tappeto. I benefici: una “spinta” forte e ben controllata può migliorare e rendere decisamente più intenso il piacere di entrambi. Con addominali deboli e muscoli non allenati semplicemente non si ha la forza necessaria per rendere la penetrazione efficace, ma con un paio di settimane di allenamento tutto cambierà. Rendere “speciale” la classica posizione lui sopra, lei sotto Parola d’ordine: flessioni, flessioni, flessioni, un esercizio che tutti bene o male conoscono fin dai tempi della scuola. Oltre a quelle a due mani è possibile aumentare la difficoltà eseguendole con una sola mano o con l’applauso, con un apanca inclinata o allargando le braccia per far lavorare anche i tricipidi. I benefici: rafforzando pettorali e tricipiti, potrete aumentare la vostra capacità di rimanere in posizione sollevata rispetto alla vostra compagna per potervi concentrare meglio sul vostro e suo piacere, e per poterla guardare dritto negli occhi ed eccitarvi reciprocamentecon lo sguardo. Intensificare il piacere quando lei è seduta su di voi Squat: sono gli esercizi ideali per migliorare le prestazioni in questa posizione. Appoggiare un bilanciere sulle spalle (se non lo avete in casa potete fare anche senza) e tenendo la schiena ben dritta piegare le ginocchia il più in basso possibile. Va bene anche se ci si piega un po’ in avanti, l’importante è non inarcare la schiena. Ritornare nella posizione di partenza e poi ripetere l’esercizio. Piegamenti: appoggiare un bilanciere a terra di fronte a voi.

Stare con i piedi divaricati, un po’ di più rispetto all’ampiezza delle spalle. Chinarsi, tenendo le ginocchia leggermente piegate, afferrare il bilanciere con entrambe le mani e, contraendo i glutei, sollevare il bilanciere fino a tornare in posizione eretta, tenendo la schiena dritta. Ritornare quindi nella posizione di partenza e ripetere. Affondi: tenere un paio di manubri e fare un grande passo in avanti. Abbassarsi lentamente e piegare il ginocchio fino a quando la gamba anteriore non avrà formato un angolo di 90° col pavimento. Rimanere fermi in questa posizione e ripetere il movimento con il piede opposto. Per prevenire lesioni, bisogna fare attenzione che le ginocchia non vadano oltre le dita dei piedi. I benefici: Molti uomini commettono l’errore di lasciare che la donna faccia tutto il “lavoro” quando si fa l’amore in questa posizione. Invece se lui usa i glutei per sollevare e abbassare il bacino e accompagnare i movimenti di lei, il piacere raddoppia. Inoltre: se le chiederete di rimanere ferma lasciando a voi campo libero, lei sentirà davvero di essere penetrata fino in profondità. Ridurre i tempi di recupero dopo un’intenso “sforzo” Gli sprint: camminare su di una pedana o pedalare su una cyclette o una bike o utilizzare una macchina ellittica a un ritmo lento da 6 secondi a 2 minuti. Poi aumentare l’intensità dell’esercizio sforzandosi al massimo per 30/60 secondi, quindi tornare alla velocità iniziale, ripetendo poi l’esercizio una decina di volte in un’ora. Se vi allenerete in questo modo per una o due volte alla settimana sarete in perfetta forma fisica quando lei vi chiederà il bis. I benefici: non avere sufficiente stamina può uccidere il sesso in un secondo. Se siete troppo stanchi dopo 10 minuti non potrete farle raggiungere l’orgasmo multiplo che lei desidera. Il modo migliore per ovviare a questo problema è allenarsi con intelligenti esercizi di cardio-fitness. Il che non significa correre sul tapis rouland tutto il giorno, ma abituare il fisico a recuperre in fretta. Sarete stupiti di quanto ciò che si fa in palestra, più che inventarsi nuove posizioni, può influenzare il sesso e di come ci si sente quando si è in perfetta forma fisica. Non solo il piacere che potrete regalarle sarà senza precedenti, ma anche i vostri orgasmi si intensificheranno.

donna.libero.it, 03 ottobre 2009

Pubblicato su Fare l'amore | Lascia un commento »

L’omosessualità, parte integrante dell’individuo. Intervista ad enrico De Sanctis, psicologo, psicoterapeuta

Pubblicato da lasessualita su 13 Settembre 2009

Dott. de Sanctis, la domanda più ovvia: gay si nasce o si diventa?
Ovvia sì, ma troppo spesso è l’esito del nostro modo di pensare per categorie che soddisfino criteri di coerenza nonché della necessità di difendersi da una pesante discriminazione contro l’omosessualità. È necessario cambiare la prospettiva con cui osserviamo le cose, anche se non è facile perché siamo abituati culturalmente a ragionare in modo dicotomico, pensando che esiste ciò che è giusto e sbagliato in assoluto. Forse siamo spaventati all’idea della complessità dell’essere umano che vorremmo semplificare e della diversità di ognuno di noi che vorremmo negare. Mi vengono in mente i teoremi di Gödel, un noto matematico del novecento, secondo i quali più cercheremo di essere coerenti e lineari più saremo paradossalmente contraddittori.
Davvero numerose ricerche e molti studi hanno indagato la popolazione omosessuale, tentando di spiegare se l’omosessualità abbia un’origine biologica o ambientale. Il rischio di questi studi è quello di parcellizzare l’essere umano, soprattutto se vengono utilizzati senza prudenza o, peggio, strumentalizzati. Nessuno, infatti, è mai arrivato a una conclusione certa. Ma forse questo non è un caso, forse questo ci dice che la prospettiva con cui dover guardare la vita è un’altra.
Eticamente sono convinto che qualsiasi ricercatore appassionato si trovi dinanzi a questo dilemma e magari riceva dei finanziamenti per studiarne una qualche risposta, abbia l’obbligo di indagare l’origine della sessualità – sempre che sia possibile –, e non dell’omosessualità. Bisogna altrimenti dubitare dell’onestà scientifica e intellettuale di queste ricerche, si potrebbe dire vendute al potere eterosessista: qual è il loro obiettivo? Una filia per la conoscenza o il bisogno di etichettare e giudicare? Spero che la risposta non sia così univoca, anche se l’amore per la conoscenza, solitamente, non riceve molti finanziamenti. Io sono molto severo su questo punto.
Fatta questa premessa, parlerò perciò di sessualità e non di omosessualità. Io credo che sostenere che la sessualità abbia un’origine innata sia un’opinione condivisibile, forse per alcuni un po’ scontata. Io mi sono fatto l’idea, di fronte al fiorire delle più svariate ricerche ed interpretazioni nel campo della psicologia dello sviluppo, delle neuroscienze e della psicobiologia, di un’origine embrionale della sessualità, da alcuni autori chiamata protosessualità, come fosse un’attitudine che prende diverse direzioni e gusti durante la vita di un individuo, per via di un’infinità di variabili, che non sono né buone né cattive. Come dire: si nasce e si diventa individui sessuali.
Le prospettive aperte dalle neuroscienze sostengono, infatti, che non esiste una natura separata dal suo ambiente culturale, poiché il cervello è plastico e perfino il codice genetico si trasforma in relazione all’ambiente in cui si vive. Questo ragionamento può portarci ad affermare che è più comune essere omosessuali che eterosessuali, perché si ha un rapporto continuativo con il proprio corpo: si potrebbe dire, in soldoni, che nel cervello non potrà non formarsi un’esperienza omosessuale, che a me sembra universale e ovvia. È l’eterosessualità a essere dubbia e a presentare alcuni interrogativi. Dovremmo, infatti, chiederci: come si struttura l’eterosessualità, dato che l’individuo non ne ha un’esperienza diretta?
È possibile che a causa dell’enorme induzione sociale gli individui si approccino all’altro sesso e per questo comincino a farne esperienza. Gli eterosessuali, pertanto, debbono interrogarsi sulla loro dipendenza dalle norme della società: essi, cioè, sono così per conformità o anche per una soggettiva autenticità? Se non ci fosse il peso culturale a essere eterosessuali, dovremmo domandarci se ci sarebbe un numero tanto alto di individui con questo orientamento sessuale. Non si crederà per davvero che la cultura occidentale centrata sulla famiglia eterosessuale sia naturale? La definiamo cultura perché non è natura, occidentale perché non è universale.
Ad ogni modo, se l’eterosessualità di un individuo non si sviluppa solo per conformità, ma anche per un piacere personale, solo allora potremmo dire che non si differenzia dall’omosessualità. In quest’ultimo caso eterosessualità e omosessualità vanno solamente considerate come due orientamenti sessuali diversi, che segnano due poli estremi entro cui si trova una multiformità sessuale.
Un certo filone naïf, secondo cui un individuo diventerebbe omosessuale a causa del comportamento negativo di un certo tipo di genitori, mi fa sorridere, anche se al contempo mi allarma perché viene veicolata dai media e dai rotocalchi questa notizia con grande superficialità. Una simile metapsicologia, a mio modo di vedere, implica un riduzionismo speculativo e imbarazzante per un professionista serio e ispirato, voluto da chi tenta disperatamente di confinare l’omosessualità all’interno di una malattia. L’omosessualità, invece, non è una malattia.

Se le chiedessi: maschio e femmina, due sistemi biologici diversi o una separazione tradizionale e culturale, sarebbe lo stesso discorso che propone su natura e cultura?
Sì, mi chiederebbe: maschio e femmina si nasce o si diventa? In un certo qual modo è lo stesso discorso e anche in questo caso è importante interrogarci sul senso di questa domanda, che deriva soprattutto dalla necessità di dimostrare la superiorità dell’uomo sulla donna. Un buon numero di studi hanno rilevato che il maschio possiede aree cerebrali che denotano le sue maggiori abilità motorie e matematiche; la femmina, diversamente, è più abile verbalmente e nell’espressione emotiva. Potremmo a questo punto dire che uno è più intelligente dell’altro? Assolutamente no, anche in questo caso è semplicemente un discorso di diversità. Ma si nasce o si diventa così, la biologia è causa o effetto dell’ambiente, la natura è causa o effetto della cultura? Di nuovo, la mia ipotesi è che si nasce e si diventa così.
Non possiamo trascurare che “maschio” e “femmina” sono parole assegnate ai corpi di neonato – del tutto passivo e impotente –, introdotti così in un mondo culturale che attribuisce al maschio certe caratteristiche (la mascolinità), alla femmina altre (la femminilità). É il funzionario medico, nelle vesti di pubblico ufficiale, che attribuisce a un corpo un certo nome, da cui si pretende un certo sviluppo. C’è l’istituzione anagrafica che è deputata a confermare quel nome e così via. A me pare una costruzione sociale di cui non possiamo non tenere conto. Poiché il cervello è plastico, è convincente l’idea che a seguito di un’influenza squisitamente culturale si strutturino due cervelli ben distinti. La società tende a educare quel corpo a cui ha assegnato il sesso di maschio in modo mascolino e il sesso di femmina in modo femminile. In altri termini, il maschio ha il cromosoma “Y” che lo differenzia dalla femmina, ma successivamente è l’esperienza che fa del mondo a formarlo in un modo più che in un altro. Non nasce desideroso di giocare con le macchinine invece che con le bambole, perché così è inscritto nella sua biologia! Non ha senso, come dicono non pochi psichiatri, che gli venga data la macchinina perché è maschio. Tutto il discorso sull’identità di genere per me è una truffa. L’argomentazione epistemologicamente corretta su cui riflettere è: esistono solo due sessi?
Nello sviluppo del bambino è importante che si seguano le sue attitudini e che si insegni che non esiste una normalità, perché questa è solo il frutto di un giudizio su cosa è giusto o sbagliato secondo codici culturali che non hanno nulla a che vedere con l’autenticità dell’esistenza. Ad esempio, ha fatto mai caso a quello che l’adulto fa di solito quando un bambino porta a termine un’attività? Gli dice: “Bravo!” oppure “Qui hai sbagliato, si fa così!”, pronunciando cioè dei giudizi di valore. Si accorge mai l’adulto, lasciandosi andare al fascino dello stupore – cosa non semplice –, che nel fare quell’attività il bambino c’ha messo del suo, e gli viene mai in mente di chiedergli: “Ti piace?”.

Se non ho capito male, quello che sta proponendo è una rivoluzione del modo di pensare la vita. Può spiegarci meglio che cosa intende quando invita a chiederci se esistono solo due sessi?
Se prendiamo il sesso dell’intera popolazione mondiale, potremmo dire che ci sono due categorie distinte oppure c’è un’ampia variabilità delle forme corporee che viene negata? Ha mai notato quanti maschi hanno un seno non proprio piatto? Ecco, non si tratta materia adiposa, non si tratta di un pettorale muscoloso, ma delle ghiandole del seno che si sono sviluppate. Cosa fa la medicina? Definisce questo ingrandimento ghiandolare col termine ginecomastia, che in greco vuol dire “mammella femminile”. Non ha senso, ce l’ha un maschio con il cromosoma “Y”!
Non potendo considerare la ginecomastia un disturbo vero e proprio, se non dal punto di vista estetico, si commette un errore molto significativo per la sua drammaticità. Chi pensa che l’essere umano sia maschio o femmina nega tutta l’ambiguità di corpi che non possono rispondere perfettamente a un ordine preciso, che certamente non ha deciso soltanto la natura, ma anche la cultura che ognuno di noi contribuisce a costruire. È questo che dobbiamo imparare a fare: rivoluzionare il pensiero e comprendere il nostro orientamento volto alla continua categorizzazione di qualcosa che, invece, presenta una ricchezza e una complessità irriducibile, tanto destabilizzante quanto affascinante.
Se venisse dato maggior respiro all’ambiguità del corpo dell’individuo, io credo che sia convincente pensare che la netta distinzione rilevata oggi nei vari studi scientifici, che separano nettamente il maschio dalla femmina, non si troverebbe più. E che dire della validità di quelle ricerche che tentano di rintracciare analogie tra il cervello del maschio omosessuale con quello della femmina eterosessuale e tra il cervello della femmina omosessuale con quello del maschio eterosessuale? Potremmo con buona pace dichiararla compromessa?

E a chi parla di assenza di riproduzione come segno che l’omosessualità è una malattia, cosa direbbe?
Chi sostiene l’assenza della riproduzione e per questo definisce l’omosessualità una malattia, in genere rifacendosi alle memorie darwiniane, tralascia un dettaglio fondamentale, e cioè che l’essere umano non è come tutti gli esseri viventi. Non lo dico io, ma noti antropologi del novecento quali Bolk o Gehlen giusto per nominarne alcuni: l’essere umano non è biologicamente programmato per stare in una Umwelt, in un ambiente predefinito. Provo a fare un esempio: un riccio di mare è programmato, per difendersi, ad aprire i suoi aculei sia quando avvista l’ombra di un pesce nemico sia quando avvista l’ombra di un’innocua barca. Non può né sa diventare in grado di distinguere le due situazioni. Per l’essere umano non è così, egli apprende dall’esperienza e se estendiamo questo discorso alla riproduzione mi pare legittimo dire che essa non è un gesto automatico, meccanico, programmato biologicamente come per altre specie viventi: l’essere umano non copula perché è programmato al mantenimento della specie umana. Non dimentichiamoci che l’amore è parte integrante dell’orientamento sessuale!
Per l’essere umano molto spesso si rileva che la riproduzione si collega alla necessità di negare la propria mortalità; inoltre, dobbiamo anche tener presente la pressione socio-politica che grava sulle coppie eterosessuali, che troppo spesso ignorano ingenuamente il fatto che il giusto numero di figli, per dirne una tra le più evidenti, assicura allo Stato la forza lavoro necessaria al mantenimento dell’economia. Possiamo chiederci se è soltanto un caso che la parola ri-produzione rimandi alla logica del produrre?

Ultimamente sono alla riscossa psichiatri e psicoterapeuti che affermano la possibilità di “curare” i gay dall’omosessualità, mentre l’American Psychological Association ha ribadito il contrario: cosa ci può dire in proposito?
Sono molto preoccupato e addolorato per quello che sta succedendo, per tanta ingiustizia e crudeltà, per un’ignoranza – e anche furbizia – così dilagante. Sento il pericolo di chi abusa del suo potere e assoggetta le persone, privandole della loro autonomia, del loro pensiero e della loro libertà. Sento il pericolo di chi si è lasciato completamente sottomettere e non vuole vedere o forse non ci riesce più. Ad ogni modo, lo ripeto: l’omosessualità non va curata perché non è una malattia.
Un omosessuale che va da uno psicoterapeuta e gli chiede di essere curato, molto probabilmente ha un problema di omofobia. Dal mio punto di vista, lo psicoterapeuta che accoglie la domanda, non favorisce il paziente, ma collude con la sua omofobia. Lo psicoterapeuta si dovrebbe, pertanto, interrogare sulla propria omofobia, considerando l’opportunità di tornare egli stesso in analisi. D’altronde siamo esseri umani anche noi che facciamo questo mestiere e quando arriviamo a commettere simili errori o lasciamo la professione o ci rivolgiamo a un analista per capire il senso del nostro operare, dato che non riusciamo più a comprendere l’altro.
Ci terrei a ricordare qual è l’obiettivo di una psicoterapia. É vero che ci sono diversi tipi di orientamento, fin troppi che sono soltanto protocollari ovvero teorie e tecniche tramandate da “chi sa” e apprese passivamente dall’allievo, durante la sua formazione, magari privo di spirito critico e di desiderio di ricerca. Senza entrare nel merito di questo discorso, che magari avremo occasione di discutere in un altro momento, parlerò per me: la psicoterapia ha come obiettivo più ambizioso il raggiungimento della libertà d’espressione del paziente, che diventa capace di ascoltare i propri bisogni e di inventarsi la sua vita, riconoscendo il suo essere inevitabilmente dipendente dal mondo assieme alla possibilità della sua libertà. Quale sia il contenuto della sua libertà non interessa allo psicoterapeuta. Quindi, io non so cosa sia giusto e sbagliato per un mio paziente, cosa sia meglio o peggio. Sarà soltanto lui, durante e dopo il nostro lavoro, a cogliere quale sia la sua strada e, spero, a vivere una vita più autentica.
Ed è lo stesso atteggiamento che gli adulti dovrebbero avere nei confronti dei bambini, oltre che nei loro stessi confronti evidentemente.

Spesso gli psicologi della corrente dei “guaritori dei gay”, se così possiamo definirli, sono parte di gruppi confessionali: un professionista del settore è chiamato ad un approccio laico?
Un professionista del settore dev’essere in grado di riflettere sulle proprie credenze, che in un modo o nell’altro non può non avere, ed essere in grado di mettersi in discussione il più possibile. Per fare questo lavoro è indispensabile quello che dicevo prima: un eros ardente per la conoscenza e la vita, con tutti i rischi e la fatica che quest’amore comporta.
L’appartenenza a ideologie che istituiscono dogmi è rischiosa e non deve interferire nella propria professione. Non voglio citare l’articolo 4 del Codice deontologico degli Psicologi per sostenere questa evidenza – Codice che peraltro mi sembra ampiamente violato. Qualora avvenisse un’interferenza di questo tipo, non si sta facendo più il proprio lavoro, ma un’altra cosa: si sta cercando di influenzare la persona, negandole la libertà del suo pensiero. Una persona sta male proprio per questo, perché non riesce a esprimersi, a sentirsi libera.

A proposito del discorso relativo all’omofobia, in un Suo precedente intervento dichiara che è possibile intervenire sull’omofobia esterna/interna: cosa intende?
L’omofobia è un vissuto di paura verso l’omosessualità, che può essere particolarmente elevato e invalidante per un individuo omosessuale. Interessante la definizione di omofobia a fronte dei gravi e preoccupanti episodi di violenza contro gli omosessuali testimoniati dai fatti di cronaca sempre più frequenti: sembra suggerirci che la paura della (propria?) omosessualità sfoci in comportamenti aggressivi.
L’origine dell’omofobia è esterna, perché è la società che discrimina l’omosessualità. Un bambino, inizialmente, non può essere omofobo: provate a dire a un bambino, in modo il più possibile neutro – ed è questo il punto –, che uno di voi o un vostro amico è omosessuale. Il bambino non farà una piega, magari sarà curioso, per lui l’omosessualità sarà un fatto fenomenologicamente spontaneo. Se, invece, voi gli diceste che l’omosessualità è da disprezzare, il bambino la penserebbe allo stesso modo e vivrebbe una sensazione di repulsione, di disgusto, di disapprovazione: non è un suo vissuto però, è il vostro. Finché non sarà in grado di ridiscutere e riformulare soggettivamente questo giudizio – in questo senso è fondamentale la psicoterapia –, finché non sarà in grado di capire che siamo influenzati dal gruppo in cui viviamo, crederà ovvio condannare gli omosessuali, quindi anche se stesso come omosessuale. L’omofobia originariamente esterna è diventata interna.
La canzone di Povia “Luca era gay” è stata senza dubbio sopravvalutata, anche perchè lo stesso artista non può essere considerato un esperto di sessuologia. Tuttavia come vede l’impatto del suo brano sui giovani omosessuali che magari sono in un momento di ricerca della propria personalità?
Prima di argomentare la sua domanda, sono stato attratto dalla parola “artista”. Mi consenta soltanto un inciso: l’arte implica passione, ricerca, incertezza, dolore, l’arte non risolve, ma esplora e apre. Essa è l’amante dell’ignoto e chi ha il coraggio di farla sa cosa voglio dire, sa che è rivoluzione e sa a che prezzo la paga pur di raggiungere la bellezza della libertà. Con questo non voglio dire che Povia non sia un artista, anche perché non conosco il suo repertorio, ma semplicemente cogliere l’occasione per ricordare il senso e la grandezza di questa parola.
Tornando alla canzone, molti sostengono che sia stata una manovra pubblicitaria, mi pare andata a buon fine. Tuttavia, va detto che questo signore ha presentato il suo lavoro affrontandolo in un modo molto specifico e puntuale. La storia di Luca, più di ogni altra cosa, ci testimonia che l’omosessualità è il frutto di un manchevole sviluppo affettivo e che la coppia omosessuale è instabile e competitiva diversamente da quella eterosessuale. Anche se Luca fa tutto da solo, arriva proprio alle stesse conclusioni promosse da un’associazione americana cui fa capo un certo psicologo di cui non ricordo mai il nome, e con l’ingombrante ombra di Freud il gioco sembra fatto. Immagino siano soltanto coincidenze, anche se non capisco come mai chi dice che l’omosessualità è naturale, nel suo testo, mi pare resti nel più totale anonimato.
Devo bonariamente dire che invidio questo signore per il suo mondo di certezze, per l’inequivocabile linearità del suo pensiero, per il fatto che a una causa faccia corrispondere un effetto con una precisione da esprit de géométrie di Pascal! Sono costretto, tuttavia, a ricordare l’esprit de finesse, che Pascal stesso, siamo già nel seicento, affiancava all’esprit de géométrie e che considerava l’esperienza vibrante dell’intuito che non sente ragioni, come cercavo di dire prima con Gödel.
L’effetto di un simile brano su un giovane può essere dannoso in particolar modo per l’immagine che egli ha di sé. Anche se è soltanto canzonetta sanremese, nel piccolo contribuisce a mantenere viva la cultura dominante che discrimina l’omosessualità. Non è soltanto il giovane che ascolta, ma il genitore, l’insegnante, il vicino di casa, il compagno di classe, per non parlare di chi compie atti violenti contro gli omosessuali. Questo significa che il mondo in cui un omosessuale vive è pieno di pericoli e diventa sostanzialmente un esilio. È molto probabile, infatti, che si sviluppi nel giovane un’immagine di sé diffidente e sfiduciata, che diventa stabile anche a livello della struttura cerebrale, che può essere modificata soltanto in lunghi anni di lavoro psicoterapeutico.

Domanda secca: Unioni civili o matrimonio gay?
Matrimonio senza alcun dubbio, perché ognuno di noi ha gli stessi diritti di un altro ed è mostruoso che si continui a parlare negando un uguale riconoscimento.
Con la sua domanda, inoltre, mi invita a esaminare un’angolatura di questo discorso a cui tengo particolarmente. Come psicoterapeuta, infatti, sono invitato a rivoluzionare le norme familiari e della società in cui viviamo e a promuovere l’emancipazione da esse. Credo, pertanto, stimolante considerare anche un ulteriore punto di vista e cioè che essere riconosciuti da un capo non deve bastare. In un certo senso credo che gli omosessuali abbiano in mano una verità in modo più evidente degli eterosessuali: i primi sono considerati difformi dalla società, i secondi conformi. Ma nessuno dei due è riconosciuto nella propria autenticità, che va conquistata anche senza permessi e autorizzazioni. Gli omosessuali vogliono essere giustamente rispettati, ma allo stesso tempo mi auguro che vogliano mantenere integra la propria autenticità di persone, cosa che devono fare anche gli eterosessuali. Insomma sì al matrimonio, ma si prosegua nel tentativo di un cambiamento più radicale per combattere discriminazioni e intolleranze, cercando sempre la libertà, insieme.

Prima ha fatto cenno allo sviluppo affettivo del bambino. Cosa può dirci di un bambino che cresce con una coppia omosessuale?
Che il suo sviluppo affettivo è assolutamente identico a quello di un bambino che cresce con una coppia eterosessuale. Incontrerebbe solo una difficoltà differente rispetto al bambino che cresce con una coppia eterosessuale, se penso in particolar modo all’Italia: il peso dell’omofobia. Questo non vuol dire, evidentemente, chiudere il discorso filiazione per i gay, vuol dire invece che bisogna lavorare su tutto quello che ci siamo detti oggi.
Lo sviluppo affettivo di un bambino non si fonda su differenze di tipo sessuale degli adulti. Spesso si sente dire che c’è bisogno di un padre e di una madre ovvero di un maschio e di una femmina. Abbiamo visto che questa differenza è formale e non sostanziale: ognuno di noi è sia maschio che femmina, anzi è anche qualcosa in più. Ognuno di noi ha in sé tutte le caratteristiche – o comunque ne ha la potenzialità, se non sono state sviluppate – che vengono culturalmente attribuite a un maschio o a una femmina.
Lo sviluppo affettivo – come sostengono la stragrande maggioranza degli psicoanalisti dal novecento ad oggi, a partire da Sullivan, da Fairbairn, da Winnicott, per citare alcuni pionieri, fino ad arrivare a Stern e a tantissimi altri –, si fonda sull’autenticità della relazione tra l’adulto e il bambino, sullo scambio e sulla corrispondenza emotiva. Il bambino deve imparare ad avere a che fare visceralmente con le proprie emozioni e deve riuscire a gestire ad esempio la paura, la rabbia, la frustrazione della separazione; deve essere favorito nel suo potenziale esplorativo, in modo tale che sia il più possibile creativo ed espressivo, riuscendo a costruire in libertà il suo legame con il mondo.

Enrico Oliari, www.gaynews.it, 11 settembre 2009

Pubblicato su Omosessualità | Lascia un commento »

Cibi afrodisiaci: l’appetito sessuale vien mangiando

Pubblicato da lasessualita su 31 Agosto 2009

garlicAi frutti afrodisiaci avevamo già dato ampio spazio nella guida all’ecosesso, nonché utilizzati per proporre lafrushi, una nostra variante “piccante” de frushi. Ma per non far sbiadire, insieme all’abbronzatura, anche la passione che in estate, si sa, complice le vacanze e il meritato relax, si riaccende inevitabilmente, ecco a voi una lista di cibi afrodisiaci per alimentare, in modo naturale, anche al rientro in città, il fuoco dell’eros. E’ quasi d’obbligo citare lo zenzero, che oltre a favorire la digestione ed essere una spezia dalle infinite virtù salutari, è un vasodilatatore da molti definito “Viagra orientale”. Diffidate di quello in polvere del supermercato e optate rigorosamente per quello fresco da grattuggiare direttamente sui vostri piatti anche perché “un tocco di zenzero” non si nega a nessuno.

C’è poi il Maca, una radice delle Ande, che è conosciuta soprattutto in Perù. Veniva usata già dagli Inca per aumentare forza e salute ed ha proprietà importanti per gli ormoni che si stabilizzano. Un morso e si riparte di slancio. Come non citare il Cacao? Coi suoi componenti chimici pieni di magnesio migliora la circolazione e inibisce la depressione. Due importanti passi in avanti per convincere il vostro obiettivo che è il caso di non pensare ad altro che al divertimento. Lo potete mangiare a barrette o sciogliere: i suoi poteri miracolosi non svaniranno mai. Sempre da quella parte del mondo arriva il Chili. Rilascia endorfina che rilassa i nervi e aumenta la salute dell’apparato sanguigno. Mangiare piccante, si sa, fa bene e il Chili è il re del piccante. Labbra arrossate da un piatto di carne troppo hot? Un bel bacio sarà il giusto rimedio.

Anche il cardamomo agisce sul sistema nervoso. In India, dove le famiglie sono numerose e il Kamasutra ha visto i suoi albori, lo usano in gran quantità. Trovarsi di fronte ad un amante rilassato prepara al meglio il terreno di battaglia. Sulle ostriche si divide spesso il pubblico dei mangiatori. C’è chi le ama e chi le detesta. Indubbiamente hanno un sapore di mare molto forte ma, dalla notte dei tempi, sono annoverate nella lista dei cibi afrodisiaci. Non sono state scoperte particolari sostanze chimiche in grado di avvalorare questa tesi. E’ più probabile che abbia contribuito alla fama il fatto di essere da sempre cibo per ricchi. I soldi eccitano molto. Le mandorle, invece, sono piene di Vitamina E che agisce direttamente sul desiderio sessuale. Che le mangiate arrostite o nella pasta dei dolci ad ogni boccone salirà il desiderio di smaltire i chili di troppo accumulati a tavola. L’aglio è da sempre visto come un alimento anti-sociale. Effettivamente l’alito dopo una bruschettata non facilita una conversazione fluente e invece migliora la circolazione sessuale. Sangue rosso scorrerà libero nelle vostre vene grazie al bianco baccello. A meno che non siate vampiri vale la pena provare. Chiudiamo con un frutto che i più maliziosi collegheranno male. La banana, a prescindere da una forma che già di suo accende fantasie, agisce sull’apparato nervoso e su quello circolatorio. Se il 90% dei problemi di erezione in un uomo sono legati al poco afflusso di sangue nelle parti basse, una banana al giorno leva il viagra di torno. E’ una lista di cibi afrodisiaci ma anche ricchi di proprietà nutritive. Così, tra corretta alimentazione e movimento fisico notevole (si spera), tornerete in ufficio asciutti e molto sorridenti.

Luca Bussoletti, www.greenme.it, 25 agosto 2009

Pubblicato su Cibo e sesso | Lascia un commento »

Anoressia sessuale

Pubblicato da lasessualita su 31 Agosto 2009

Sono ragazzi tra i 25 e i 30 anni, bombardati da incessanti stimolazioni sessuali hanno perso la voglia di giocare sotto le lenzuola. I dettagli di un fenomeno in crescita. Secondo la SIA, la Società Italiana di Andrologia, che per vocazione tiene sotto controllo il fenomeno, in Italia, il 12% dei maschi soffre di impotenza, che in buona percentuale deriva da disturbi sessuali di natura psicologica. Il profilo è quello del trentenne colto e emancipato che non ha interesse per l’attività sessuale.  Secondo l’associazione, è un italiano su tre a vivere complessi disturbi legati alla propria sessualità. Il fenomeno è stato definito anoressia sessuale, si tratta della perdita di stimoli sessuali, del desiderio e dello stimolo che interessa in particolare giovani dai 25 ai 30 anni. Non si tratta di un problema di origine fisica, non è una malattia del corpo e in molti casi non è nemmeno percepita come una malattia della mente.

Piuttosto una risposta agli incessanti stimoli erotico sessuali a cui si è constantemente sottoposti. La risposta in termini di assuefazione al continuo bombardamento di immagini di donne sensuali e richiami sessuali decontestualizzati. Ad accendere i riflettori su questo fenomeno in Italia è stato Vincenzo Gentile, presidente della SIA, occupandosi del problema evidenziando le caratteristiche e le cause che portano a questa asessualità diffusa. Il professore evidenzia che la complessità delle concause non facilita l’individuazione chiara delle cause che danno origine alla perdita di stimoli. In alcuni casi, responsabile del disturbo è proprio la caduta dei tabù: da piccolissimi i bambini si affacciano al sesso senza freni inibitori, ma quando si trovano da adulti a vivere una relazione matura si trovano impreparati di fronte alle responsabilità che vengono richieste dalla relazione. Un’altra causa è individuabile nell’abitudine a frenare gli impulsi sessuali, sempre stimolati da pubblicità e media. Secondo Gentile, proprio in questi contesti si generano neurormoni dell’inibizione in eccesso che sono responsabili del calo della libido.

Il fenomeno è stato registrato per la prima volta negli Stati Uniti, si è poi diffuso in Europa, nei Paesi Bassi e in Francia, dove è stato pubblicato il libro La rivoluzione asessuale. Come vivere una vita «senza» (Castelvecchi, 2007). L’autore Jean-Philippe de Tonnac descrive un fenomeno in crescita, un movimento che si oppone, quindi non subisce passivamente, alle pressioni sociali. Si rifiuta la sessualità come continuazione naturale della pretesa di libertà sessuale dei sessantottini; il movimento degli asessuati, lontano da sette e religioni rivendica il proprio diritto a non volere fare sesso e vivere comunque una vita serena malgrado le continue stimolazioni, quasi obblighi, che vengono dalla società occidentale come la conosciamo oggi.

Laura Di Maria, www.fastweb.it, 25 agosto 2009

Pubblicato su Disfunzioni Sessuali, Tendenze | 1 Commento »

I profumi che accendono l’eros

Pubblicato da lasessualita su 31 Agosto 2009

C_0_articolo_458096_listatakes_itemTake_0_immaginetakeEsistono gli afrodisiaci? Per qualcuno sono tutte storie, per altri una certezza. Fatto è che la definizione di afrodisiaco è soggettiva: difatti per qualcuno “afrodisiaco” è un gesto, la visione di una parte del corpo, una foto di un personaggio famoso, una parola sussurrata all’orecchio, un colore, un cibo o un ricordo ad esso legato, un’emozione (può essere una vincita, un goal del calciatore preferito…) e, naturalmente, un profumo. Sì, per ognuno di noi, c’è un personale afrodisiaco. Quella cosa che ha il potere di farci eccitare o stimolare la “voglia”.
Per dare però un valore scientifico ad alcune credenze popolari, alcuni ricercatori hanno deciso di valutare l’impatto degli aromi sulla risposta sessuale maschile. Così il neurologo e psichiatra dr. Alan R. Hirsch, noto per i sui studi e i libri, fondatore del Smell & Taste Treatment and Research Foundation di Chicago, insieme al collega dr. Jason Gruss ha condotto uno studio per analizzare l’impatto di una stimolazione olfattiva ambientale sulla risposta sessuale umana maschile. Per condurre lo studio hanno reclutato 31 uomini, di età compressa tra i 18 e i 64 anni, attraverso un annuncio diffuso tramite una radio che trasmette musica rock. Questi sono poi stati sottoposti a un test olfattivo presso l’Università della Pennsylvania. Così, gli ometti, si sono messi a grattare degli appositi emettitori di aromi contenenti 40 fragranze che dovevano poi identificare esprimendo la loro preferenza. Allo stesso tempo, sono stati interrogati sulle loro preferenze sessuali e pratiche. Hirsch ha poi selezionato 24 di questi aromi e combinato, in più, 12 aromi in combinazioni di 2 tra quelli risultati più amati.

Ma come fare a capire se un profumo agisce sugli stimoli sessuali? Già, come? Ma nel modo più “semplice”: misurando il suo effetto sull’organo sessuale maschile. Sì, hanno misurato gli effetti degli aromi sul flusso di sangue nel pene per mezzo di un fantascientifico macchinario chiamato Plethysmograph. Ogni volta, per ogni profumo…
Hanno fatto odorare gli aromi e le combinazioni per mezzo di una maschera. Un minuto per ogni aroma e, nel frattempo, misuravano… misuravano. I risultati? Eccoli: ciascuno dei 30 profumi ha prodotto un aumento di flusso di sangue, senza però incidere allo stesso modo sull’eccitazione sessuale. Ma, la combinazione di lavanda e torta di zucca (!?) ha aumentato di ben il 40% il flusso di sangue. Segue a ruota la combinazione di liquirizia e ciambella (31,5%). Fanalino di coda, i mirtilli con solo un 2%. Forti di questi risultati, i due ricercatori, suggeriscono che l’effetto sull’eccitazione maschile da parte dei profumi potrebbe essere legato a diversi – e soggettivi – fattori. Tra questi la familiarità con un profumo che evoca ricordi piacevoli, la propria ragazza, un senso si rilassamento… Insomma, come dicevamo prima, alla fine ognuno ha il suo personale afrodisiaco e l’ambiente, le circostanze possono attivare certi meccanismi.
Ma allora, qual è il suggerimento che arriva da questa ricerca? Beh, potrebbe essere: “Donne, se volete far eccitare il vostro partner, lasciate da parte lingerie e altri ammennicoli ma spalmatevi addosso una bella merendina o un po’ di torta (di zucca, ovviamente) e, male che vada, dopo vi fate una bella mangiata insieme.

Luigi Mondo & Stefania Del Principe, www.tgcom.mediaset.it, 21 agosto 2009

Pubblicato su Fare l'amore | Lascia un commento »