La sessualità

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Dieta ed Eros

Pubblicato da lasessualita su 16 Dicembre 2009

In pochi giorni in Gran Bretagna le vendite di aglio sono aumentate del 35%: tutto merito della BBC che in un programma ha attribuito all’aglio crudo delle proprietà simili a quelle dei noti farmaci per il “potenziamento” della funzione sessuale maschile. In effetti, da sempre e in ogni parte del mondo, l’uomo ha sempre unito sia l’atto del mangiare che gli alimenti stessi con la sessualità, più o meno vissuta. Basti pensare alla prima tentazione della storia: la biblica Eva che tenta Adamo con una mela. Metafore come “mangiare di baci”, “nozze di miele”, “pelle di pesca” o “labbra carnose”, fanno parte di un linguaggio comune e confermano il rapporto profondo tra cibo ed eros.

A tavola, con equilibrio. Se la sera di San Valentino, oltre alla parte romantica si decide di non trascurare la sessualità, sarà utile limitare sia la quantità dei cibi che adottare dei piccoli accorgimenti riguardo alla qualità. Cene ricche di cibi grassi, fritture e quant’altro, annaffiate da molto vino, abbisognano poi di lunghi sforzi digestivi. In più facilitano la sonnolenza, lasciando poche energie per altre attività, pur se piacevoli. Attenzione quindi alla scelta dei ristoranti: meglio evitare quelli tipici regionali, che spesso offrono i piatti decisamente “robusti” della tradizione, preferire invece quelli vegetariani o di pesce, nei quali non mancano menu più digeribili. In ogni caso, al ristorante o in casa, un pasto basato su piatti cucinati con cura ma allo stesso tempo leggeri, non chiude la serata ma ne facilita la continuazione. Insomma, ancora una volta le scelte equilibrate a tavola sono le migliori. Ad esempio, una cenetta che preveda degli antipasti tipo paté vegetali e crudité (vegetali o frutti di mare), una leggera vellutata di verdure e un secondo a base di pesce o di piccoli e preziosi formaggi – sempre accompagnati da un rinfrescante contorno di verdure – soddisfa (ma non troppo) il palato senza appesantire. È noto da tempo che mangiare cibi gustosi rilasci in circolo sostanze benefiche per l’umore come le endorfine. Mangiare bene, in un contesto piacevole e in buona compagnia, senz’altro predispone maggiormente ai contatti umani di qualsiasi tipo.

I cibi che aiutano l’amore. Se mangiare bene fa bene all’amore, è possibile aumentare ulteriormente “l’efficacia” del pasto scegliendo determinati alimenti? Stiamo parlando dei cibi afrodisiaci, così chiamati per via di Afrodite, dea greca dell’amore e della bellezza. Già anticamente ad alcuni alimenti venivano attribuite proprietà in grado sia di stimolare il desiderio sessuale che di aiutare le performance maschili. Questi ultimi vengono considerati afrodisiaci per la loro azione biochimica: spesso si tratta di erbe o spezie contenenti sostanze che migliorano la circolazione sanguigna. Ecco spiegato il ruolo di melissa, prezzemolo, basilico, peperoncino, come “aiutanti” nell’amore. Ma non è detto che gli stessi cibi con proprietà stimolanti non vengano considerati afrodisiaci per analogia di forma o di funzione. È il caso del sedano, ad esempio, ortaggio dalle forme evocative messo sulla testiera del talamo nuziale per aumentare la fertilità. Oppure dell’ostrica – offerta in genere dall’uomo alla donna – che richiama l’organo femminile ma al contempo è ricca di calcio e zinco, minerali molto preziosi per l’ars amatoria. Anche gli odori possono dare delle suggestioni “erotiche”. Ancora prima della BBC, i Greci e i Romani consideravano l’aglio afrodisiaco perché una volta ben metabolizzato dall’organismo lasciava un leggero sentore che ricordava gli odori emanati dal corpo dopo l’attività sessuale. Certo, le analogie più immediate di alcuni cibi considerati afrodisiaci sono quelle che richiamano la funzione sessuale. Se è chiara l’analogia con i testicoli di toro, consumati oltre che in Spagna anche dalle nostre parti e consigliati agli adolescenti, certamente più delicata è quella con i fiori. La cucina floreale è considerata afrodisiaca poiché i fiori sono gli organi genitali delle piante. Allo stesso modo anche certi frutti, come la mela, il melograno o il kiwi, o i frutti degli ortaggi quali il cavolfiore o i broccoli hanno a che fare con la sessualità e la fecondità.

Attenzione a questi cibi. Gli amanti dei dolci forse ci rimarranno male ma un menu elaborato con intenzioni romantiche è meglio che non si concluda con un dolce, specie se elaborato e sostanzioso poiché questo regala una sorta di appagamento. Anche il cioccolato, se da una parte contiene sostanze stimolanti dall’altra è considerato un sostitutivo della sessualità. Non c’è quindi da stupirsi se in più di una ricerca negli scorsi anni sia risultato che la maggioranza delle donne preferiva rinunciare al sesso piuttosto che al cioccolato. E in effetti alcune sostanze rilasciate in circolo dalla cioccolata sono le stesse degli innamorati.
Se quindi è consigliabile rimandare a dopo la fetta di Saint Honoré è anche meglio non esagerare con gli alcolici. In piccole dosi, uno – due bicchieri al massimo, il vino provoca una leggera alterazione dello stato di coscienza e dei freni inibitori. Se assunto in dosi maggiori l’effetto si rovescia e le prestazioni maschili precipitano. Lo champagne viene considerato la bevanda più afrodisiaca: certamente per il suo valore che ne fa un alimento di lusso e quindi consumato raramente, ma non solo. Le sue tante bollicine avrebbero la capacità di rendere più spumeggiante chi ne beve. Effetto del tutto contrario lo produrrebbe invece la birra, in quanto prodotta con il luppolo, una pianta anafrodisiaca: raccolta in primavera veniva un tempo utilizzata per placare i bollori maschili. Vengono considerati inibitori anche altri vegetali quali cetrioli, lattuga, melone e zucca. Attenzione infine a non esagerare con bevande eccitanti come tè o caffè: si rischia di diventare “troppo” nervosi.

Le piante di Eros:

- Aglio e cipolla. Hanno proprietà fluidificanti e il loro odore, specie quello dell’aglio, ricorda quelle delle secrezioni femminili durante l’atto sessuale.
- Cacao. Contiene sostanze sia benefiche e stabilizzanti sull’umore (feniletilamina) che stimolanti (teobromina). Il suo uso quindi ha dei pro e dei contro. Secondo una leggenda il dio azteco Quetzalcoatl utilizzava il cacao per sostenersi durante i suoi convegni amorosi con centinaia di fanciulle.
- Chiodi di garofano. La sua azione di momentanea desensibilizzazione sembra aiuti la sessualità.
- Coriandolo. Alle donne vengono consigliati i semi seccati, dall’effetto euforizzante, lasciati in infusione oppure utilizzati in cucina. Da usare con moderazione, per evitare effetti opposti.
- Noce moscata. Usata con parsimonia, a questa spezia viene attribuita la proprietà di risvegliare o migliorare la libido.
- Prezzemolo, basilico, menta, rafano, sedano, zenzero. Grosso modo hanno tutti un’azione tonica e stimolano la circolazione. In più spesso le loro forme evocano gli organi sessuali.
- Peperoncino. Va usato in piccole dosi, si considera afrodisiaco sia perché contiene sostanze come la capsaicina dall’effetto leggermente desensibilizzante, sia per il “fuoco” che contiene.
- Verbena. Proprietà particolarmente stimolanti vengono attribuite alla verbena: c’è chi consiglia di profumare delicatamente con il suo olio essenziale lenzuola e federe.
- Rucola. I romani la consideravano afrodisiaca e la facevano crescere intorno alle statue falliche di Priapo, il dio della fertilità. È una verdura ricca di minerali, utili per l’attività sessuale e la circolazione.
- Salvia. Uno dei pochi afrodisiaci solamente femminili. Particolarmente adatta per le donne ipersensibili, ha un’azione sia antispastica che stimolante per il sistema nervoso. Per non disperdere i principi attivi, in cucina va utilizzata insieme a una sostanza grassa, come il burro o l’olio.
- Sedano. Ricco di minerali e vitamine. Ha un’azione benefica su sangue e pressione sanguigna e attività muscolare. La radice è tradizionalmente la sua parte considerata afrodisiaca.
- Tartufo. Come altri cibi molto costosi (caviale, ostriche, champagne, aragoste) è considerato uno stimolante sessuale perché associato alla ricchezza e al piacere. Anche in passato i cibi di lusso venivano considerati afrodisiaci: dopo la scoperta dell’America lo erano pomodori e patate, ai tempi costosissimi.
- Vaniglia. Il suo profumo particolare ha indirettamente un’azione di stimolante sessuale. In più sembra che la vaniglia combatta l’astenia sessuale, agendo sul sistema nervoso.
- Zafferano. Contiene delle sostanze ormonosimili che sarebbero in grado di innescare o aumentare il desiderio sessuale.

A cura di Barbara Asprea , www.benessere.com, 09 dicempre 2009

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Sesso, desiderare il desiderio

Pubblicato da lasessualita su 16 Dicembre 2009

La nostra società è tutta pervasa di desiderio: desiderio di far carriera, di consumo, desiderio tuttavia di oggetti e in quanto tale indotto dall’esterno. Tra tutti i desideri, il desiderio sessuale, che dovrebbe essere la nostra linfa vitale, rimane in sordina, a volte nascosto a volte del tutto assente. Il nostro sembra essere il tempo dei paradossi ed è appunto un paradosso quello che stiamo vivendo in quanto assistiamo quotidianamente tanto all’assenza di desiderio quanto al preoccupante dilagare e agire di desideri irrefrenabili.

Il desiderio si è come “ingrippato”: da un lato cresce il numero di persone afflitte da un “libidogramma piatto” che arrivano talvolta a scegliere addirittura la castità, una vita senza sesso, dall’altro un numero sempre più alto di molestatori e stupratori, di desideri irregolari, incontrollati e incontrollabili. Tra questi due estremi si situano i “desideri soddisfatti in fretta”; crescono, infatti, i fruitori dell’eros mercenario, delle hot line, fenomeno incomprensibile in un’epoca di acquisita libertà sessuale.

Un’analisi della tipologia di tali consumatori (sempre più spesso mariti insospettabili e apparentemente soddisfatti) induce tuttavia a pensare che tale fenomeno rappresenti il tentativo di trovare altrove quanto la vita a due inevitabilmente fa morire. Infatti, oggi il vero problema non è tanto il desiderio quanto la sua coesistenza nella coppia. L’alchimia dell’eros non è infatti unicamente dipendente da fattori chimici come molti speranzosi negli afrodisiaci e nella pillola del piacere potrebbero pensare. Al contrario molto spesso sono proprio delle sostanze chimiche quali i farmaci ad inibire il desiderio sessuale: antipertensivi, antipsicotici, antidepressivi incluso il recente Prozac e nonostante i suoi benefici effetti sull’umore.

Il desiderio sessuale ha nemici sia esterni quali il lavoro (sia quando se ne è troppo sobbarcati che nella condizione opposta della disoccupazione) e l’arrivo di un figlio, che interni riconducibili a sentimenti e stati d’animo quali l’ansia, la depressione, la rabbia, la paura del successo e dell’intimità. Complici del desiderio sono invece l’universo del nostro immaginario, la proibizione, il senso del limite, la capacità di sorprendere sempre il partner, di non arrendersi alla routine, di mantenere spazi privati e segreti e non una magica pillola del piacere come sempre più spesso le cronache propongono all’attenzione del grande pubblico.

Attivare il desiderio proprio e altrui significa essere protagonista della propria esperienza a partire dal proprio desiderio; questo è quanto permette a chiunque individuo, uomo o donna che sia e a qualunque età, di sperimentare l’arte della seduzione “innaffiando” e “curando” il terreno ad essa più congeniale rappresentato dalla sensorialità: è importante, infatti, anche saper usare bene i cinque sensi per sedurre e per essere sedotti. I disturbi del desiderio possono essere suddivisi in due categorie. La prima comprende il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo, dove le fantasie sessuali e il desiderio di avere un’attività sessuale sono carenti o inesistenti. Il Disturbo da Avversione Sessuale, invece, è la persistente o ricorrente estrema avversione ed evitamento di tutti (o quasi tutti) i contatti sessuali genitali con un partner.

La terapia sessuologica in questi casi è la seguente. Dopo aver analizzato accuratamente la domanda del paziente, la dove è possibile, ci si rivolge alla coppia, costruendo un percorso terapeutico adatto alla situazione personale e/o relazionale. Ad esempio, se il disagio lamentato è il frutto di problemi legati alla relazione con il partner, di incomprensioni, di una mancata comunicazione su tutti i fronti, ecc. si potrà procedere analizzando i pensieri o i comportamenti che ostacolano il funzionamento in queste aree. Questo potrà condurre ad un aumento della comunicazione all’interno della coppia, al miglioramento delle abilità sessuali e all’abbassamento dell’ansia da prestazione. In altri casi è possibile utilizzare altre forme di terapia che prevedono, oltre alla prescrizione di mansioni sessuali, un’analisi introspettiva da parte del paziente con lo scopo di modificare la propensione ad inibire i propri impulsi erotici, insegnandogli a non reprimere la tendenza naturale all’eccitazione sessuale.

La nostra società è tutta pervasa di desiderio: desiderio di far carriera, di consumo, desiderio tuttavia di oggetti e in quanto tale indotto dall’esterno.
Tra tutti i desideri, il desiderio sessuale, che dovrebbe essere la nostra linfa vitale, rimane in sordina, a volte nascosto a volte del tutto assente.

Il nostro sembra essere il tempo dei paradossi ed è appunto un paradosso quello che stiamo vivendo in quanto assistiamo quotidianamente tanto all’assenza di desiderio quanto al preoccupante dilagare e agire di desideri irrefrenabili.

Il desiderio si è come “ingrippato”: da un lato cresce il numero di persone afflitte da un “libidogramma piatto” che arrivano talvolta a scegliere addirittura la castità, una vita senza sesso, dall’altro un numero sempre più alto di molestatori e stupratori, di desideri irregolari, incontrollati e incontrollabili.
Tra questi due estremi si situano i “desideri soddisfatti in fretta”; crescono, infatti, i fruitori dell’eros mercenario, delle hot line, fenomeno incomprensibile in un’epoca di acquisita libertà sessuale.

Un’analisi della tipologia di tali consumatori (sempre più spesso mariti insospettabili e apparentemente soddisfatti) induce tuttavia a pensare che tale fenomeno rappresenti il tentativo di trovare altrove quanto la vita a due inevitabilmente fa morire.

Infatti, oggi il vero problema non è tanto il desiderio quanto la sua coesistenza nella coppia.

L’alchimia dell’eros non è infatti unicamente dipendente da fattori chimici come molti speranzosi negli afrodisiaci e nella pillola del piacere potrebbero pensare.
Al contrario molto spesso sono proprio delle sostanze chimiche quali i farmaci ad inibire il desiderio sessuale: antipertensivi, antipsicotici, antidepressivi incluso il recente Prozac e nonostante i suoi benefici effetti sull’umore.

Il desiderio sessuale ha nemici sia esterni quali il lavoro (sia quando se ne è troppo sobbarcati che nella condizione opposta della disoccupazione) e l’arrivo di un figlio, che interni riconducibili a sentimenti e stati d’animo quali l’ansia, la depressione, la rabbia, la paura del successo e dell’intimità.

Complici del desiderio sono invece l’universo del nostro immaginario, la proibizione, il senso del limite, la capacità di sorprendere sempre il partner, di non arrendersi alla routine, di mantenere spazi privati e segreti e non una magica pillola del piacere come sempre più spesso le cronache propongono all’attenzione del grande pubblico.

Attivare il desiderio proprio e altrui significa essere protagonista della propria esperienza a partire dal proprio desiderio; questo è quanto permette a chiunque individuo, uomo o donna che sia e a qualunque età, di sperimentare l’arte della seduzione “innaffiando” e “curando” il terreno ad essa più congeniale rappresentato dalla sensorialità: è importante, infatti, anche saper usare bene i cinque sensi per sedurre e per essere sedotti.

I disturbi del desiderio possono essere suddivisi in due categorie.
La prima comprende il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo, dove le fantasie sessuali e il desiderio di avere un’attività sessuale sono carenti o inesistenti.
Il Disturbo da Avversione Sessuale, invece, è la persistente o ricorrente estrema avversione ed evitamento di tutti (o quasi tutti) i contatti sessuali genitali con un partner.

La terapia sessuologica in questi casi è la seguente.
Dopo aver analizzato accuratamente la domanda del paziente, la dove è possibile, ci si rivolge alla coppia, costruendo un percorso terapeutico adatto alla situazione personale e/o relazionale.
Ad esempio, se il disagio lamentato è il frutto di problemi legati alla relazione con il partner, di incomprensioni, di una mancata comunicazione su tutti i fronti, ecc. si potrà procedere analizzando i pensieri o i comportamenti che ostacolano il funzionamento in queste aree.
Questo potrà condurre ad un aumento della comunicazione all’interno della coppia, al miglioramento delle abilità sessuali e all’abbassamento dell’ansia da prestazione.
In altri casi è possibile utilizzare altre forme di terapia che prevedono, oltre alla prescrizione di mansioni sessuali, un’analisi introspettiva da parte del paziente con lo scopo di modificare la propensione ad inibire i propri impulsi erotici, insegnandogli a non reprimere la tendenza naturale all’eccitazione sessuale.

cura della Dott.ssa Elena Isola, www.giadenonline.com, 08 dicembre 2009

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L’obesità nemica del sesso

Pubblicato da lasessualita su 16 Dicembre 2009

Il risultato di questa ricerca australiana non gira intorno al problema: l’obesità è il primo nemico della vita sessuale. A rivelarlo, senza mezzi termini, è l’indagine condotta dal Dipartimento di Psicologia della James Cook University, in Australia, con a capo il professor Frances Quirk. Variazioni dell’aspetto estetico e della chimica ormonale di un individuo comportano una diminuzione sostanziale dell’attività sessuale.

L’indagine del dottor Cook mette in evidenza come la variazione di peso corporeo comporti anche un’alterazione ormonale nella persona obesa. Questo succede perché il corpo tende naturalmente ad adattarsi ai cambiamenti che subisce nel corso della vita. Un aumento della massa grassa, rispetto al peso ideale per età e sesso, comporta una mutazione nel livello di ormoni responsabile, tra l’altro, dell’assopimento del desiderio sessuale.

Molto spesso, sono i soggetti che hanno un partner stabile a sviluppare problemi di natura sessuale. Fa notare il ricercatore, un cambiamento della forma fisica a volte implica la difficoltà di comunicare all’altro i propri stati d’animo riguardo il cambiamento fisico. Questo tipo di cattiva qualità della comunicazione può essere la base di ulteriori fraintendimenti, dove l’altro nella coppia può finire col sentirsi escluso o non ben voluto.

L’aspetto fisico, la forma con cui ci si manifesta al mondo esterno, è portatore di messaggi importanti. Per un uomo risulta attrattiva la donna che abbia un girovita stretto e i fianchi larghi, come pure venivano rappresentate, in molte culture, le divinità legate alla fertilità.

L’uomo dalle spalle larghe e la vita stretta, dalla forma triangolare, rappresenta l’ideale di attrazione per la donna. Si tratta di manifestazioni fisiche dello stato di salute della persona che si ha davanti, segnali impliciti che agiscono tra le dinamiche inconsapevoli che si mettono in moto nella scelta del compagno. L’obesità finisce con l’oscurare tutti questi tratti somatici e nascondere i caratteri attrattivi all’occhio del partner o del potenziale compagno.

D’altro canto, in Italia il fenomeno dell’obesità sta raggiungendo cifre allarmanti, si calcola che nella popolazione adulta, il 40% dei maschi sia a rischio obesità, contro il 30% del dato femminile. Queste cifre sono state presentate dal dottor Nino Carlo Battistini, professore di scienze dietetiche applicate dell’ Università di Modena e Reggio Emilia, durante il “MeatItaly” a Cremona.

Il professore ha messo in evidenza numeri significativi: il 2,5% della spesa sanitaria è destinato alla cura delle patologie legate all’obesità e che le possibilità che un bambino soprappeso di 12 anni possa diventare obeso sono del 80%, e del 50% per un bambino di 6 anni. Tre le cause dell’obesità c’è predisposizione genetica, la cattiva alimentazione, l’assenza di attività fisica.

Laura Di Maria, www.fastweb.it, 06 dicembre 2009

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Così gli antichi vivevano il confine tra sessi

Pubblicato da lasessualita su 30 Novembre 2009

Maschile e femminile, sesso e genere sono due binomi molto radicati, nella mentalità corrente. Al genere sessuale si associano non solo dei tratti anatomici esterni, ma anche dei tratti interni, che si pensa fondino il carattere dell’individuo, tratti (si presume) permanenti; insomma, al genere sessuale si fa corrispondere una certa struttura psichica, un nucleo di caratteristiche che determinano in modo essenziale ogni individuo.

Almeno dalla fine degli anni Settanta e poi dagli Ottanta, tuttavia, gli studi di genere (più noti come gender studies) hanno iniziato a mettere drasticamente in discussione queste categorie che si dice siano naturali. Già Michel Foucault, nella Storia della sessualità, sostenne che è solo dalla fine del XVIII secolo che si è cominciato a definire l’identità intima della persona con il suo genere sessuale; insomma, la corrispondenza tra identità e sesso sarebbe storica (figlia del tempo), e nient’affatto naturalE (fuori dal tempo).

A Foucault si rifanno studiosi come Judith Butler, l’autrice di Scambi di genere, per citare un nome tra i più noti, che propongono di cassare le vecchie categorie e di distinguere tra due aspetti dell’identità, il sesso con il suo corredo biologico ed anatomico e il genere, inteso come insieme di comportamenti che sono associati al corredo biologico e che rappresentano nell’immaginario comune il ruolo maschile o femminile. Insomma, il genere come un prodotto della cultura umana, come una rappresentazione non solo di ciò che il maschio e la femmina sono ma di ciò che devono essere; un’idea che viene instillata nell’individuo fin dalla più tenera età non solo con modelli di comportamento ma anche con le forme di linguaggio più elementari (si pensi all’uso dei pronomi). Il genere, insomma, come lo strumento con cui si cerca di fare apparire naturali quelle differenze che sono non tanto biologiche ma costruite dalla società umana.

Dai gender studies deriva la teoria queer, una critica serrata delle identità sessuali consolidate, mentre un fenomeno in parte connesso è il camp, che Susan Sontag, negli anni Sessanta, definiva come “l’amore per ciò che è innaturale, per l’artificiale e l’esagerato”; una sensibilità, uno stile ben più che un fenomeno o una corrente.

Abbastanza sorprendentemente per chi guarda agli studi di antichità greca come mummie imbalsamate, gender studies, teoria queer e camp sono stati alcuni dei fili conduttori di un denso convegno che si è svolto a Padova al Palazzo del Bo’, “Maschile e femminile: genere ed eros nel mondo greco”, organizzato dal Dipartimento del mondo antico dell’università.

Molti gli studiosi intervenuti, di parecchie discipline e con orientamenti metodologici anche diversi: dalla letteratura greca antica a quella moderna, dalla letteratura latina a quella comparata, ed anche storia delle religioni, filosofia, antropologia e perfino psicanalisi. Impossibile dare conto di tutte le relazioni in breve spazio.

Varrà la pena di ricordare almeno quelle di Giulia Sissa, docente all’università della California, sul poeta latino Ovidio e la concezione dell’amore come metamorfosi; di Davide Susanetti, docente a Padova ed organizzatore del convegno, sugli smottamenti che subisce l’identità maschile nelle tragedie di Euripide; di Alessandro Grilli, docente a Pisa, sul mito di Adone come codificazione di particolari valori associati al genere sessuale; di Luca Scarlini, brillante poligrafo che insegna all’Accademia di Brera, sull’uso tutto particolare della maschera greca (ossia di nomi ed immagini dell’antica Grecia) nella cultura moderna, come luogo mitico di una sessualità libera.

Né si possono dimenticare gli interventi di due noti studiosi come Maria Tasinato ed Adone Brandalise che amano incrociare la filosofia con la letteratura e il teatro abolendo i confini disciplinari. Un caleidoscopio tanto vario quanto affascinante, che non ha certo deluso le aspettative contribuendo a far ripensare il mondo greco secondo categorie meno stereotipate.

Dino Piovan, www.gaynews.it, 24 novembre 2009

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Le catene dell’eros: quando il desiderio è troppo

Pubblicato da lasessualita su 30 Novembre 2009

Sesso, molto sesso. Non importa se immaginato, meditato, sperato o praticato. Come se la vita girasse intorno a un pensiero fisso e ricorrente volto a soddisfare un desiderio sessuale che sembra non volersi mai placare, nemmeno nella sua realizzazione. In una spirale senza fine che distrugge e mette a repentaglio la nostra vita relazionale. Fino a diventare vera e propria malattia. È la dipendenza sessuale, un disturbo del comportamento che miete sempre più vittime in una società dove il sesso è ormai ovunque: televisione, cinema, pubblicità, giornali e riviste fanno a gara a chi presenta i messaggi più espliciti, le immagini più provocanti o le situazioni più scabrose. Ma chi sono i nuovi schiavi del sesso? Lo abbiamo chiesto alla psicologa e psicoterapeuta Maria Teresa Coglitore.

Come si potrebbe definire la ninfomania?
La si potrebbe definire come una dipendenza sessuale che però non è da vedere come un aspetto di potenza, di grande desiderio, come un aspetto in più nella persona. Nella realtà il sesso è vissuto come strumento, non fondamentalmente erotico, ma per risolvere degli aspetti di fragilità di chi lo vive.  Un tale comportamento denota un bisogno di sicurezza, di consenso e di riconferme sulla propria capacità seduttiva.

La persona che ne soffre si rende conto che nel suo comportamento c’è qualcosa che non va?
Difficilmente le persone se ne accorgono. Pensano generalmente che sia una qualità, un punto in più, una capacità straordinaria di entrare in contatto con qualcuno, di cogliere tutte le possibilità, di vivere questo elemento come un elemento di grande successo, di grande realizzazione. In realtà sono persone sole e spesso si rendono conto di questa anomalia solo quando glielo dicono gli altri, soprattutto le persone più vicine.

Dov’è il grande pericolo di questa dipendenza?
L’aspetto negativo di questa esperienza è che non porta mai a un legame affettivo, ad avere dei sentimenti di affetto e di amore per qualcuno. Non esiste mai una storia, che non deve essere per forza la storia infinita di una vita che culmina con un matrimonio che dura per sempre. Questo è il grande pericolo di chi vive questo tipo di dipendenza. Ciò che manca è il riconoscimento dell’altro.

Come dovrebbe essere l’approccio corretto a una vita sessuale sana ed appagante?
La buona sessualità è come il cibo quando ti approcci alla tavola o al letto. Esiste un appetito che l’esperienza del fare accudisce e risolve, mentre quando esiste questa patologia la sessualità non riesce mai ad essere appagante, a saziare la fame. Non chiude mai quel vuoto che c’è dentro e quindi si fa sentire il bisogno di ricominciare. Ciò riflette più un’incapacità di apprezzare le cose buone e positive di una relazione che non una marcia in più o una capacità amatoria straordinaria.

Come si può capire che una persona sta vivendo correttamente e serenamenta la propria sessualità?
Quello che fa capire la diversità tra una persona che vive bene la sessualità seppure con dei contenuti intensi e una persona che vive una patologia è l’indice di soddisfazione, l’indice di pienezza e la capacità di provare dei sentimenti e di costruire delle relazioni. Ricordiamo che fondamentalmente la buona sessualità punta maggiormente sulla qualità che sulla quantità. Il fare tanto sesso non vuol dire fare della buona sessualità. Sono due cose diverse. La buona sessualità ha dei requisiti che non esistono mai nella sessualità stakanovistica.

Questa dipendenza da sesso colpisce più le donne o gli uomini?
Per versi diversi colpisce un po’ tutti e due. Io vedo molti giovani uomini che soffrono di dipendenza da sesso, soprattutto da video (internet). Forse perché esiste una difficoltà da parte maschile di relazionarsi con le donne che sono un po’ più aggressive e desiderose, più forti e si mettono nella relazione in maniera più difficile e complessa. La dipendenza da video mette soprattuto in evidenza la difficoltà di relazionarsi con una persona vera portatrice di desideri, progetti, pensieri e bisogni. Mentre nella dipendenza da video non esiste mediazione con l’altro perché la persona che ne è affetta è l’unico protagnista che si muove sulla scena erotica. A volte gli uomini sono fidanzati, sposati e la sessualità da dipendenza da video entra in competizione con la relazione reale, impoverendola e rendendola difficile.

Perché mai dovrebbe la dipendenza da video dovrebbe impoverire la relazione?
Fondamentalmente perché la dipendenza da pornografia porta a convogliare tutti i desideri nella fantasia erotica e nella masturbazione che non è mai appagante, ma deve avere sempre un ripetersi perché, come tutte le fantasie, non danno appagamento. La persona e la sua parte fantastica fanno esclusivamente tutto quello che vogliono. In questo modo, passare poi alla realtà vera con una partner vera che ha dei tempi, dei movimenti, dei desideri e dei gesti che le sono propri diventa difficile perché manca la mediazione.

Cosa succede in queste coppie?
Può succedere che si chieda al partner “adesso fai così”, “sorridi in questo modo” o “dimmi questa frase”, cose che l’altro o l’altra fa. Ma che non sarà mai come l’”altro” della fantasia. Sarà semplicemente il suo modo di interpretare quel ruolo. Ecco perché la dipendenza da video allontana dalla realtà vera, quella che ti dimostra che tu ci sei, che esisti e che sei vivo. Ciò che sperimenti nella realtà vera diventa sempre qualcosina in meno della realtà della fantasia, che rappresenta esattamente tutto ciò che io hai sempre desiderato e voluto.

Quant’è diffusa la dipendenza da sesso?
Dati statistici non ne posseggo ma ciò che posso dire in base alla mia esperienza è che oltre alla dipendenza da sesso, i pazienti di oggi lamentano soprattutto la mancanza di desiderio, al maschile e al femminile. Nella realtà di oggi esiste una calo di desiderio che nasce dal fatto che la sessualità viene detta, raccontata, esibita e messa in mostra. Soprattutto nelle sue parti di eccesso, quelle più caricate e un po’ “drogate”.

Si riferisce forse a ciò che i media ci propongono?
Mi riferisco a quegli articoli che enfatizzano degli obiettivi sessuali come dei dei must ma che nella vera sessualità non sono dei must nella maniera più assoluta.

Quali in particolare?
C’è una ricerca ossessiva dell’orgasmo che non è sempre un obiettivo indispensabile nella buona sessualità. Ciò che conta è il piacere che non è soltanto l’orgasmo. Ma piuttosto le carezze, il contatto e l’intimità. La buona sessualità è fatta di fusione tra erotismo e tenerezza. Nella sessualità eccesivamente “aerobica” questi aspetti latitano. Vivere una sessualità serena e appagante vuol dire entrare in sintonia con l’altro e questo è possibile solo se se esiste anche la conoscenza dell’altro.

Ci sono dunque modelli sessuali provenienti dall’esterno?
Siccome da ogni parte viene enfatizzata una certa sessualità con dei rigori e degli obiettivi di alto livello che poi non sono quelli veri, di fatto la sessualità diventa prestazione. Diventa qualcosa che mette ansia e spinge a volte le persone a fingere o a simulare. Cala dunque la voglia di erotismo e di incontro. E così nasce quel bisogno di pillole di Viagra, Ciallis e quant’altro, ormai diffusissime. Molte persone ormai non si lanciano in rapporti sessuali con le proprie risorse ma ci devono mettere sempre qualcosa. Senza questi “aiutini” gli uomini hanno paura. E proporre in continuazione queste pastiglie per avere una sessualità ruggente toglie alla persona la voglia di viverla per quello che è, e cioè, un’attività fatta di tenerezza, gesti, vicinanza e sfumature.

E le donne in tutto questo?
Ci sono donne che simulano una sessualità aggressiva ma poi quando si chiede loro cosa provano e cosa sentono si limitano a dire che hanno raggiunto l’orgasmo. Come se fosse l’obiettivo supremo della loro attività sessuale. Sembra quasi l’uscita igienica dei militari di un tempo, quando andavano in gruppi nelle case di tolleranza. Uno sfogo quasi ginnico e via andare.

Come si procede quando ci si rende conto di essere dipendente da sesso?
Molte persone vengono da me perché qualcuno gli ha fatto notare che questa esperienza sta mettendo a repentaglio la relazione con il partner. Altre donne riferiscono che il proprio uomo chiede loro prestazioni sessuali speciali come indossare indumenti particolari e che non è più il rapporto sessuale ad attirare la loro attenzione ma questi “effetti speciali”.

Come stabilire se queste richieste da parte di lui o lei sono sintomi di una dipendenza da sesso e non semplicemente un modo ludico e fantasioso di darsi ai giochi erotici?
Perché questi aspetti occupano tutta la scena erotica. Penso alla sessualità di alcune coppie che utilizzano tutta una serie di indumenti particolari. Se queste voglie non fanno parte dell’originalità di un momento ma sono l’elemento clou dell’esperienza sessuale ci si deve preoccupare. Questo succede quando il mettere in atto un rituale di tipo aggressivo, svalutativo o esibizionisico diventa la centralità dell’esperienza. Se questa tendenza non posso cambiarla ma diventa un rituale senza il quale non riesco a vivere la pienezza dell’attività erotica, e riesce a condizionare tutta la mia vita sessuale e relazionale, allora è forse il caso di chiedere aiuto a un professionista.

Michel Paganini, donna.libero.it, 25 novembre 2009

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Sesso e vino rosso: un bicchiere al giorno per aumentare il desiderio

Pubblicato da lasessualita su 30 Novembre 2009

Il vino rosso è un toccasana per il sesso, specie per le donne. Secondo uno studio epidemiologico italiano realizzato dall’Università di Firenze e pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, il vino rosso, se consumato con moderazione (1-1,5 bicchieri al giorno), oltre ad aumentare l’afflusso di sangue nei genitali, consentendo una più facile eccitazione, aumenta nelle donne il desiderio sessuale.

Lo studio ha coinvolto circa 800 donne sane di età compresa tra i 18 e i 50 anni, residenti nel Chianti. Le partecipanti, suddivise in 3 gruppi a secondo della quantità di alcol consumato (1-2 bicchieri di vino rosso al giorno, meno di un bicchiere di vino o alcolico al giorno, nessuna assunzione di alcol) hanno compilato un questionario sulla funzione sessuale (Female Sexual Function Index) costituito da 19 domande con punteggio da 0 a 36, dove un numero più alto significa una migliore funzione sessuale, su 6 aspetti della sessualità (desiderio, interesse, lubrificazione, orgasmo, soddisfazione, dolore).

Dai risultati è emerso che le bevitrici di vino rosso avevano un indice di funzione sessuale pari a 27,3 punti, rispetto ai 25,9 delle bevitrici di bevande alcoliche e al 24,4 delle non bevitrici; desiderio e lubrificazione sono risultati gli aspetti più rilevanti.

“L’effetto del rosso dipenderebbe non dal potere dell’alcol ma da specifici composti chimici che aumenterebbero l’afflusso del sangue in alcuni settori “chiave” del corpo – ha sottolineato Nicola Mondaini, autore dello studio – I dati emersi dallo studio necessitano di ulteriori riscontri, ma evidenziano come l’endotelio risulti determinante anche nella sessualità femminile. Modiche quantità di vino rosso, dunque, oltre a proteggere il sistema cardiovascolare, svolgono un ruolo protettivo anche per la sessualità maschile e femminile”.

Dallo studio dell’Università di Firenze nasce l’idea del libro “Vino e Eros” edito da Giunti Demetra, promosso dalla Società Italiana di Andrologia e depositato all’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, in cui specialisti di andrologia, psicologia, urologia, ginecologia e farmacologia provano a fare chiarezza nel rapporto tra consumo di vino e soddisfazione dei sensi a vari livelli di approfondimento, rivolgendosi a un pubblico di esperti e non, da un punto di vista inconsueto e di grande interesse.

“Con questo libro abbiamo voluto far conoscere alcuni aspetti scientifici e specialistici sul tema vino, spesso banalizzato e condizionato dai comportamenti sbagliati dei ragazzi il sabato sera – ha illustrato Riccardo Bartoletti, Professore Associato di Urologia presso l’Università di Firenze e autore del libro – Vorremmo invitare tutti ad una riflessione su un alimento apprezzato e ampiamente diffuso, per farne riscoprire il piacere del bere legato al gusto e non agli affetti, come accade soprattutto tra i giovani”.

www.blitzquotidiano.it, 30 novembre 2009

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Cibo e sesso: come risvegliare il desiderio e proteggere la fertilità

Pubblicato da lasessualita su 30 Novembre 2009

Ne abbiamo parlato tante volte: sesso e cibo sono strettamente collegati. Oggi la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), suggerisce agli innamorati una serie di ricette e comportamenti da tenere in cucina per risvegliare il desiderio e proteggere la fertilità.

Il tutto è stato raccolto in un volume intitolato “Cibo e sesso: 30 ricette per gustare i piaceri della vita e restare in forma” e contiene piatti selezionati capaci di solleticare la sessualità e rimanere in forma. Fra gli alimenti più adatti, oltre ai già celebrati peperoncino e frutti di mare, ci sono gli asparagi, la rucola, i fichi, il miele. Quelli da evitare sono invece gli alimenti con troppi conservanti, con una quantità elevata di grassi saturi e di zuccheri. Tra i nemici dell’eros ci sarebbero caffè e alcool, che alle sue caratteristiche disinibenti aggiunge effetti negativi sulle prestazioni, in particolare maschili.

Alessandra Graziottin, sessuologa del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano, intervistata a riguardo punta il dito anche contro la velocità: “Mangiare troppo velocemente provoca un’intensa eccitazione cerebrale che però è paradossalmente dannosa per la libido: aumenta infatti l’irritabilità. Non a caso oggi si assiste a un fenomeno nuovo, l’ansia da prestazione femminile: ne soffre l’11% delle donne sessualmente attive. Attenzione quindi non solo a cosa si mangia ma anche a come”.

AkiraZhon, www.pinkblog.it, 16 novembre 2009

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Trans, è boom in Riviera

Pubblicato da lasessualita su 30 Novembre 2009

«Siamo così tante nel Tigullio. Perché? La risposta è facile. Perché in molti vengono a cercare la nostra compagnia. Il “caso Marrazzo” ci ha fatto bene. Oltre ai clienti di sempre arrivano anche tanti uomini che si sono incuriositi e vogliono scoprire la nostra sessualità». Lina è una trans brasiliana, che lavora da anni in pieno centro a Chiavari, nella zona di piazza Roma, in un palazzo dove ci sono studi di avvocati e commercialisti. Quando apre la porta della sua alcova è in “tenuta da lavoro”: un vestitino svolazzante e tacchi da dieci centimetri, che le conferiscono una statura davvero imponente. È donna, ed è uomo, insieme. «È per questo che piacciamo: io dico “la forza di Adamo e la dolcezza di Eva, in un solo corpo”». Le transessuali che esercitano la prostituzione in appartamento sono una sessantina in Liguria. Di queste quasi una ventina stanno in appartamenti tra Rapallo, Sestri e Chiavari. E il loro numero è in crescita. Verrebbe da dire: queste “creature speciali” scoprono una nuova frontiera commerciale. O forse è il contrario: è il Tigullio a scoprire le trans. La tranquilla, apparentemente sonnacchiosa e bigotta provincia levantina rivela infatti, nei numeri, di apprezzare l’eros più trasgressivo e ambiguo per definizione. I dati che pubblichiamo sono ottenuti incrociando le inserzioni che compaiono sui quotidiani e sui siti specializzati in incontri sessuali. La pubblicità è l’anima del commercio, in questo settore come in tutti gli altri, del resto. È dura ottenere il consenso a parlare con una di loro. Quasi tutte buttano giù il telefono nell’istante in cui il cronista si qualifica come tale. I riflettori del giornalismo non fanno per loro.

Lina accetta di parlare, ma a condizioni precise: niente foto, niente nome vero sul giornale, nessuna indicazione del preciso indirizzo della sua alcova. «Hai idea di cosa succederebbe se un cliente si accorgesse che ho parlato con un giornalista? Non lavorerei più». Per essere certa, addirittura, la trans perquisisce il cronista, per scongiurare che addosso abbia un registratore, o una micro fotocamera. Figure in penombra, le trans. Protagoniste soltanto nel momento del piccante, clandestino incontro col cliente. Che poi esce dall’alloggio e ritorna nel mondo “normale”: a casa sua, magari dalla moglie e dai figli. Loro no. Non si vedono al supermercato, non passeggiano al pomeriggio. Non le incontri al bar o in coda alla posta. «Ora ti spiego. Chiavari è una città buona per lavorare, ma la gente comune si scandalizza troppo quando ci vede – dice Lina -. Così non viviamo la città. Ho clienti fidati che, in cambio di qualche “coccola” gratis svolgono commissioni per me. Che mi fanno la spesa, che sbrigano alcune faccende. In pratica qui non esco mai, a meno che un cliente non mi proponga, al sabato, una cena a Genova e poi magari un cinema, o la discoteca. Laggiù, nella grande città, in molti, ormai, non fanno più caso a noi». Lina ha trentacinque anni, è qui da 2004. Il suo corpo è passato attraverso il lungo calvario della trasformazione chirurgica, ormonale e delle terapie al laser, per far scomparire i tratti maschili. La bocca, gonfia di collagene, non è coperta di rossetto. «I clienti non vogliono tracce sui vestiti». Chiediamo se non sia dura stare sempre a casa, tutti i giorni. «È la mia vita. Lavoro per due, tre mesi di fila, quattro clienti al giorno durante la settimana; il doppio nei week end – sorride la trans -. Ognuno spende 80 o 100 euro. Fai pure i calcoli: guadagno un sacco di soldi e non pago tasse, almeno per ora. Poi faccio un periodo di vacanza: due, tre settimane al caldo. Mi piace l’Egitto e le Baleari, ma anche il Portogallo e le Maldive. E mi posso permettere i migliori Club Med e la business class». A parte qualche rara eccezione italiana, quasi tutte queste trans della “piazza” levantina sono sudamericane: Brasile, Venezuela, ma anche Messico.

Ognuna di loro, una volta l’anno, torna a casa, magari dalla famiglia, e ci sta un mese o due. «Non è solo per vedere i parenti, ma anche perché i dottori che ci seguono sono tutti all’estero – spiega Lina -. Io tutte le operazioni che ho fatto, al seno, ai glutei e agli zigomi, le ho fatte in Brasile. Gli ormoni femminili li prendo quando sono laggiù. Anche perché in Italia, prostituendomi, devo essere anche “virile”, questo vogliono i miei clienti. E prendendo gli ormoni femminili non riesco ad esserlo». Le operazioni vengono fatte in Brasile anche perché laggiù costano molto meno. Il tempo concesso per l’intervista sta per finire. Suona il telefonino. La trans risponde al cellulare, e si accorda col cliente, specificando sempre le sue dimensioni intime e la sua capacità virile. Intanto lo sguardo del cronista si sofferma su un tavolino dove sono esibiti “giocattoli” di ogni genere, tra cui manette, fruste, legacci di cuoio. «Quelli sono per chi vuole fare i giochini di sottomissione e dominazione: il “sado-maso” – dice Lina -. Ormai è quasi una moda: lo chiedono in tanti. Ora vai, hai la tua intervista. Ma non mettere il mio vero indirizzo, non voglio altra pubblicità. Clienti ne ho già troppi».

Simone Schiaffino, ilsecoloxix.ilsole24ore.com, 15 novembre 2009

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Vino e Eros, ecco i segreti per vivere felice

Pubblicato da lasessualita su 28 Ottobre 2009

Da secoli è noto che l’alcol interagisce con i meccanismi che regolano l’attività sessuale di uomini e donne e da sempre il vino è associato da artisti e poeti al gusto del vivere, dell’amore, al piacere dei sensi. Insolito è invece che la scienza medica affronti il tema del rapporto tra vino e eros, cosa che il libro «Vino e Eros» (Giunti Demetra) curato da Riccardo Bartoletti, Nicola Mondaini, Francesco Montorsi fa con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori.
L’idea del libro nasce da una ricerca realizzata dall’Ospedale S. Maria Annunziata di Firenze, noto per la sua localizzazione geografica come Ospedale del Chianti, che ha evidenziato gli effetti positivi del vino rosso sulla sessualità delle donne. La ricerca è stata realizzata su un campione di 789 donne di età compresa tra i 18 ed i 50 anni, residenti nel Chianti che hanno completato il questionario FSFI (Female Sexual Function Index) che valuta la funzionalità sessuale femminile attraverso 19 domande su 6 aspetti (desiderio, interesse, lubrificazione, orgasmo, soddisfazione, dolore) nelle ultime 4 settimane che ne precedono la compilazione.
Dallo studio è emerso che le donne che consumano 1-2 bicchieri di vino rosso al giorno hanno una sessualità complessiva migliore rispetto al gruppo delle donne astemie o che bevono occasionalmente.
Nel volume, gradevole e ricco di illustrazioni, i migliori specialisti in ginecologia, psicologia, farmacologia indagano la sessualità maschile e femminile considerando gli effetti del vino sui meccanismi fisiologici e comportamentali che regolano la virilità, il piacere, l’orgasmo di lui e di lei, i timori e le insicurezze che caratterizzano le varie stagioni della vita.
Aprono il libro una storia del vino dalle origini e due capitoli di carattere artistico letterario: Carlo Pedretti (uno dei massimi specialisti di Leonardo da Vinci, docente alla University of California) tratta i temi dell’erotismo e del vino presenti nei codici leonardeschi, seguito da un’antologia di citazioni letterarie dalla classicità greco-romana fino a noi (Ovidio, Li Po, Shakespeare, Baudelaire, Pavese, Gianna Nannini…).
Seguono capitoli dedicati all’effetto disinibente dell’alcol, al consumo alcolico fra adolescenti, tema oggi molto attuale, agli aspetti fisiologici della sessualità (dall’erezione ai meccanismi della sessualità femminile), alle difficoltà sessuali, agli intrecci tra vino e salute, con particolare riferimento ai disturbi della menopausa, all’emicrania, all’invecchiamento e alle malattie coronariche.

www.ilgiornale.it/cultura, 25 ottobre 2009

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Cose da non fare mai a letto

Pubblicato da lasessualita su 23 Ottobre 2009

Voglia di originalità sotto le lenzuola? Ben venga la fantasia, ma occhio a non esagerare. Certe trovate possono sortire l’effetto opposto e fare scappare il partner a gambe levate. Prima di assestargli una frustata sulla schiena, a sorpresa, per dire, verificate se la cosa lo attizza o no. Lo stesso discorso vale per morsiconi e pizzicotti, travestimenti o parolone. Alcune uscite potrebbero smorzare il suo entusiasmo. Ecco una piccola classifica di tutte le cose da non fare mai a letto. Dalle più strambe alle più classiche.

20 – Orgasmo enigmatico
Pensate che tacere durante il sesso sia sexy e vi regali un’aura di mistero? Vi sbagliate. In quel momento lui non ha voglia di stare a interpretare il segnali del vostro viso e decriptare le microespressioni. Vuole semplicemente sentirvi. Sentirvi vicine e sapere – con certezza – se vi sta regalando piacere o no. Se vi ammutolite come se steste facendo il sudoku, che messaggio gli date?

19 – Resta di stucco, c’è il barbatrucco
Signore, diciamocelo, truccarsi con perizia è già abbastanza complesso. Pertanto non è consentito per nessuna ragione al mondo utilizzare il make up per altre parti del corpo che non siano il viso. No al mascara sui peli pubici, no al rossetto per ravvivare il colore dei capezzoli, no al correttore per occhiaie per quel brufolino sui glutei. Immaginatevi i segnacci e le sbavature di trucco sulle lenzuola e trattenetevi.

18 – Scusa cara, sono a dieta
No alle sorpresone sotto le lenzuola. Prima verificate sempre che lui sia dell’idea. Con tatto, girandoci intorno, senza necessariamente svelare troppo di quello che intendete fare. Se lui mostra segni di apprezzamento, buttatevi. Se no, astenetevi. Quindi mai e poi mai presentarsi a lui, urlando «tadaaa», tutte cosparse di sostanze appiccicose tipo marmellata, Nutella, miele, panna montata, melassa e chi più ne ha più ne metta. Non siete fritelle. Lui potrebbe non avere alcuna voglia di passare manciate di minuti a leccarvi come un cagnolino con l’osso. E se anche lo facesse, dopo potrebbe correre in bagno in preda alla nausea. Riflettete prima di spalmare.

17 – Scurdammoce o passato
Mai e poi mai fare riferimento agli ex. Guai a voi se tirate fuori l’argomento durante l’intimità. Guai a voi se osate dire frasi tipo «lui mi faceva sempre così» o «con il mio ex facevamo cosà, era divertente, vuoi provare?». E soprattutto guai a voi se durante il rapporto vi sbagliate e lo chiamate con un altro nome. Vedove? Levate la foto del defunto dal comodino, per cortesia.

16 – Ops, ha cambiato colore!
Gli uomini, si sa, adorano ricevere sesso orale. Adorano anche la bocca delle donne, magari sottolineata da un bel rossetto. Prima di dipingervi le labbra di rosso e regalargli quel bacio così particolare e intimo, però, assicuratevi che lui gradisca. Ritrovarsi con il pene rossastro o luccicante del vostro gloss potrebbe infastidirlo.

15 – No smoking
Accendersi la sigaretta subito dopo, sotto le lenzuola, è molto da film ma poco pratico. Sono morte un paio di dozzine di coppie così. E non è detto che lui sopporti il fumo ma soprattutto il vostro alito al tabacco.

14 – Cos’è questo odore?
Dovrebbe essere superfluo specificarlo, ma tant’è… Gli odori corporei possono essere molto forti. E molto fastidiosi. Prima di un incontro intimo assicuratevi di essere lavate e profumate. Togliersi gli scarponi dopo una giornata sugli sci, buttarsi sotto le coperte con i piedi sudaticci e ammiccare a lui dicendo «Caro, vieni qua che ci scaldiamo» è una pessima idea. Doccia prima di ogni cosa.

13 – Fido, a cuccia!
Il cane o il gatto che vi fissano mentre fate sesso? Pessima idea. Fido o Fufi saranno tanto teneri e carini per voi, ma chi ha voglia di essere scrutato duranta la propria performance? Chiudete la porta, l’intimità è fondamentale.

12 – Porca sì, porcospino no
Disinibite sì, sciatte no. Fate le vostre battaglie femministe altrove. A letto una depilazione ben fatta è la cosa più gradevole al tatto. E se lui vi dice «non sei depilata? non importa» non significa che dovete dare il via libera alla setola selvaggia. Può tollerare il peletto una volta, ma propinargli la pelliccia sempre lo disgusterà. Statene certe.

11 – Pipino, pisellino, serpentello…
No ai nomignoli. Il suo pene è la cosa più importante per lui in quei momenti. Evitate di sminuirlo affibbiando nomignoli (magari sciocchi o diminutivi) al simbolo della sua mascolinità.

10 – La sindrome da Hello Kitty
Volete vestirvi tutta la vita da adultescenti e decorarvi con gadget di Hello kitty che fanno tanto ragazzina? Liberissime. Ma evitate di parlare come una bambina nei momenti dell’amore. Smorzerebbero chiunque. Siamo a letto insieme, mica all’asilo Mariuccia.

9 – Giù quelle mani
Aggrapparsi alle sue maniglie dell’amore durante l’amplesso: stupido. Non è divertente, è un modo per sottolineare i suoi difetti. E infondergli insicurezza durante l’amplesso vi si ritorcerà contro.

8 – Resta chiuso qui, pensiero
Quando si tratta di sesso, non fate vostro il ritornello dei Pooh. Ci sono certi pensieri che devono restare nascosti. Mentre si è in “summo monte” uscirsene con «stavo pensando: se domani andassimo al cinese anziché a mangiare la pizza?» è davvero demenziale. Ma anche tirare fuori subito dopo frasi tipo: «Hai chiamato l’amministratore di condominio?» che tanto si capisce che fino a poco fa pensavate alla rata del riscaldamento e non al vostro lui. Evitate come la peste di chiedere «ti è piaciuto?». Se avrà qualcosa da dirvi di significativo parlerà, gli interrogatori sull’intensità dell’orgasmo cancellano il piacere appena provato.

7 – Non siamo a Sanremo
Canticchiare durante i preliminari mentre gli state regalando un sensualissimo massaggio ai piedi con olio tiepido? Ripensateci. Non penserete mica che il fatto che abbiate (o crediate di avere) una gran voce lo ecciti! Sono altre le cose che gli alzano il morale. Spolverate l’ugola sotto la doccia, sotto le lenzuola non si sbraita, al massimo si sussurrano paroline dolci o piccanti.

6 – Chettiridi?!
Simpatia e senso dell’umorismo sono una grandiosa arma di seduzione. Ma il materasso non è il palcoscenico di Zelig. Non esagerate a fare le simpaticone, non sparate battute a raffica. Il troppo stroppia. Il sesso (soprattutto per lui, che soffre di ansia da prestazione) è una cosa seria. E per carità, abbiate la grazia di non scoppiare a ridere se lui durante il gioco vi confida qualche fantasia o vi regala qualche epiteto.

5 – Ti devo mettere la museruola?
Non si sa bene chi abbia messo in giro la voce che mordersi è sexy. Una volta, due, nei posti giusti, nei momenti giusti, con delicatezza. Azzannare il partner e lasciarli il segno dei vostri denti nella carne non vi garantirà l’appellativo di panterona del materasso. Tenetevi i denti in bocca, soprattutto quando vi avvicinate alle parti intime e in caso di rapporto orale.

4 – No al sesso taglia unica
Non è come per le t-shirt taglia unica che si trovano al mercato, buone per la palestra, come pigiama per la notte, sui jeans o per fare i lavoretti in casa. Nel sesso non c’è una cosa che va bene per tutti e per tutte le occasioni. A quell’altro piaceva essere sculacciato? Non è detto che anche lui gradisca. Quell’altro si eccitava con le parolacce? Questo magari si fa il segno della croce e scappa. Non c’è un manuale, imparate a sintonizzarvi.

3 – Non sei una pellicola da sviluppare
Accendi quella luce, che diamine! La stanza da letto non è una camera oscura. Gli uomini si eccitano nel vedere il corpo di una donna, non negarlgi questo piacere. Se la tua ossessione è fare sempre l’amore al buio, significa che sei inibita e le donne di ghiaccio sotto le lenzuola non piacciono a nessuno. «Lui non si lamenta mai». Ah no? Si vede che ha trovato un’altra che fa l’amore con lui con le luci accese.

2 – Ma no, ma sì, ma su, ma dai
Il sesso non è una trattativa internazionale sulla Striscia di Gaza. Smettetela di mercanteggiare le vostre prestazioni sotto le lenzuola. Quello lo faccio, quello no, quello forse, quello solo se insisti e via dicendo. Lasciatevi andare, sperimentate. Fate sempre in tempo a dire “stop” se qualcosa va storto. Se l’amore di coppia non è libero, la curiosità per quel che non gli date voi lo spigerà altrove. Fatevi due conti.

1 – Selvagge sì. Assatanate no
Non esagerate. Va bene essere libere e sperimentatrici, selvagge come leonesse, spiritose e disinibite. Non va bene recitare la parte delle “porche” quando non lo siete (se ne accorgerebbe chiunque). Non va bene strafare (si ammoscerebbe chiunque). Non cavalcatelo come una amazzone impazzita. Non urlate come scimmie della giungla. Non sommergetelo di parolacce. Agli uomini piacciono le maiale ma anche le sante. La vera saggezza è essere un po’ l’una e un po’ l’altra cosa.

donna.libero.it, 23 ottobre 2009

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