La sessualità

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Scambio di coppia

Pubblicato da lasessualita su 1 febbraio 2010

Chi sono gli scambisti. Il profilo degli scambisti è ormai noto, perché la sempre maggiore consistenza del fenomeno ha spinto sociologi e psicologi ad indagare sulla questione. In genere, a parte le eccezioni, chi fa scambio di coppia ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, quindi giovani adulti o persone mature, solo raramente giovanissimi.
Molti pensano che la promiscuità appartenga ai più giovani, invece, la perdita del desiderio di fare l’amore con il proprio partner e il bisogno di provare nuove emozioni si riscontra proprio in coppie unite da molto tempo o che hanno raggiunto un’età anagrafica in cui le pulsioni sessuali cominciano a diventare meno intense.

Per quanto riguarda le altre caratteristiche gli scambisti ecco qualche altra informazione:

  • appartengono a una classe sociale medio-alta
  • spesso sono professionisti
  • buon livello di istruzione
  • nessun problema economico.

Illusi di avere la situazione sotto controllo. Le coppie che praticano lo swinging sono convinte di non venire meno a quel reciproco patto di fedeltà che di norma stipula chi sta insieme, perché la scelta di scambiare partner viene fatta di comune accordo e i rapporti sessuali si svolgono sotto i reciproci sguardi consenzienti. Manca la percezione del tradimento in quanto è un gioco a carte scoperte, in cui si osserva che cosa fa l’altro e si è a propria volta sotto il suo controllo. In realtà si tratta di un’illusione alimentata dall’incapacità di ammettere che il rapporto di coppia è ormai svuotato di senso e sentimenti, tanto che non di rado dopo essere stato al gioco, uno dei due comincia a prendere le distanze. Accade quando, passata l’eccitazione della prima volta, si comincia a percepire di compiere azioni troppo fuori dalle righe, lontane dalla morale comune, opposte a quello che suggerisce il sentimento d’amore che dovrebbe unire la coppia. Da qui può nascere un senso di disagio e umiliazione, nel peggiore dei casi associato al rancore per il partner che ha proposto lo scambio o ha acconsentito a praticarlo.

I rischi
Ricatti: le coppie di scambisti corrono costantemente dei pericoli, primo fra tutti la possibilità di incontrare una coppia senza scrupoli che usa questa pratica come esca per compiere illeciti, per esempio il ricatto a scopo di estorsione. Una volta consumato l’atto i nuovi partner potrebbero minacciare di rendere pubblico quanto accaduto, magari divulgando foto e video dell’incontro.

Rischio di malattie: non bisogna ignorare il rischio di malattie a trasmissione sessuale. È vero che l’uso del preservativo dovrebbe essere la regola ma l’atmosfera “trasgressiva” può spingere a dimenticare il buonsenso.

Rottura del rapporto: è possibile che questa esperienza convinca e diverta solo uno dei due partner e lasci sconcertato e disgustato l’altro. In questo caso potrebbero nascere problemi peggiori di quelli legati ad una vita sessuale monotona.

www.amando.it, 22 gennaio 2010

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Disfunzione erettile? Il rimedio giusto è la donna

Pubblicato da lasessualita su 1 febbraio 2010

La disfunzione erettile, nel gergo comune “bollata” come problema di erezione, è l’incapacità dell’uomo di raggiungere una sufficiente erezione ( o semplicemente di mantenerla) del pene e che, dunque, gli impedisce di gestire al meglio il rapporto di coppia nell’ambito della sfera sessuale. Tale disfunzione erettile, contrariamente a quanto comunemente si pensa, è un “problema” di natura fisica/organica (malattie vascolari, squilibri endocrini ecc.) ma anche (e in molti casi soprattutto) psicologica (il processo erettile inizia dal cervello!). Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che la medicina si sta orientando per risolvere i “problemi di erezione” che, statistiche alla mano, interessano circa il 10% della popolazione occidentale generale, arrivando fino al 50% nell’età compresa tra i 40 e i 70 anni.

La disfunzione erettile ha dunque, come dicevamo, una importante matrice esclusivamente psicologica. E’ infatti più che naturale che esistano fattori psico-fisici che possono talvolta condizionare le prestazioni dell’uomo durante il rapporto sessuale (stanchezza,stress, mal di testa). Ma questo in alcuni soggetti porta a un immediato calo di autostima che condiziona il soggetto successivamente quando si accinge a rivivere una nuova esperienza sessuale di coppia. Si parla di disfunzione erettile, ma non sarebbe sbagliato parlare di disfunzione emotiva. Ed è per questo che gioca un ruolo importante, laddove ce n’è la possibilità, la donna, che dovrebbe porsi con estrema intelligenza rispetto ai momenti di defallance del proprio partner. Non criticare, non farlo pesare, essere la prima a riderci e scherzarci su. Ma questo è solo un lato della medaglia.

La Sia, Società Italiana di Andrologia, ha puntato proprio sulle donne per avviare la sua ricerca sulle possibili metodologie di cura di questo disagio dalle profonde ripercussioni psicologiche. Da un’ indagine è emerso che sono proprio le donne il primo strumento a disposizione di un uomo per affrontare il disturbo erettile. Insomma secondo gli andrologi ad un uomo basterebbe avere una donna a fianco per curarsi, e tutto semplicemente per una mera questione di praticità nel porsi rispetto a un problema e risolverlo.

Sembra, infatti,  che le donne siano assai più pragmatiche nell’affrontare un problema come la disfunzione erettile del proprio compagno. Dallo studio è emerso che la maggioranza di esse dichiara che il primo passo è quello di rivolgersi immediatamente ad uno specialista accompagnando ogni tappa del processo di cura con amore e comprensione che solo una donna può avere per il suo uomo. L’uomo, invece, tendenzialmente è portato ad assecondare il disagio derivante dal disturbo erettile fino a farsi psicologicamente affliggere, chiudendosi in se stesso e affrontando con vergogna anche solo una visita dal medico. Insomma, ancora una volta, la donna è la cura migliore! 

Admina, www.benesseresalute.eu, 20 gennaio 2010

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I 10 assassini del sesso

Pubblicato da lasessualita su 19 gennaio 2010

Un recente articolo di associatedcontent.com ha messo in luce i 10 assassini della libido sessuale.

Lo stress: Il sesso non va eseguito sotto pressione. Qualsiasi tipo di stress da lavoro o per questioni familiari può far calare la vostra libido.

Problemi di coppia: La luna di miele (il sesso di una coppiaall’inizio di una relazione), si classifica spesso tra le più appaganti esperienze sessuali nel corso della durata di un rapporto. Durante questo periodo, la coppia deve ancora essere soggetta a vicende emotive. Inoltre, la passione sessuale per le donne è in gran parte influenzata dalla connessione emotiva con il partner. Quando questa connessione è danneggiata, il sesso soffre.

Alcol e droghe: Il fumo può provocare l’impotenza e l’alcol può causare “Dick whiskey”,! In breve, qualsiasi sostanza chimica che mettete nel vostro corpo ha un impatto sui processi naturali, compreso il sesso.

La mancanza di sonno: il sesso è difficile da eseguire durante il sonno. È anche un assassino piuttosto grande, se l’umore del vostro partner geme lentamente si puo’ trasformare in russare.

Farmaci: Proprio come la droga e l’alcool, i farmaci giocano con la chimica sessuale. Alcuni inibitori della libido sono comuni antidepressivi, antistaminici, farmaci la pressione sanguigna ed i contraccettivi orali.

Immagine del corpo: Se pensate che fate schifo e nessuno nella vostra mente vorrebbe fare sesso con voi, allora potete risolvere il problema solo se qualcuno  è effettivamente disposto a venire a letto voi. Questo può derivare da un numero svariato di cose, dai problemi di peso per il timore di avere un pene piccolo o da inadeguate dimensioni del seno. Questo è spesso correlato a una bassa autostima, depressione e obesità!

Obesità: Essere in sovrappeso è direttamente connesso a cattive prestazioni sessuali. Questo è spesso legato alla bassa autostima, problemi di rapporti e insoddisfacenti prestazioni sessuali.

La disfunzione erettile: Se non è già abbastanza grave che alcuni uomini hanno difficoltà a raggiungere l’erezione, la malattia provoca anche ai malati di preoccuparsi eccessivamente quando sono presentati con una opportunità sessuale, riducendo ulteriormente le loro possibilità di essere al top.

Testosterone basso: i livelli di testosterone, sono direttamente correlati con l’intensità del desiderio sessuale.

Depressione: non solo la depressione appiattisce il desiderio sessuale, ma lo fanno anche i farmaci che la trattano.

http://blog.libero.it, 04 gennaio 2010

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Coppia: scoppia dopo le Feste

Pubblicato da lasessualita su 19 gennaio 2010

Le vacanze? Fanno male alla coppia. Anzi, il primo giorno dopo il rientro dalle vacanze invernali, è addirittura il giorno in cui si registra il picco annuo di richieste di separazioni. Insomma, le coppie fanno di tutto per restare insieme durante il periodo natalizio per non rovinare l’atmosfera in famiglia, specie se in casa ci sono dei bambini, ma subito dopo corrono dall’avvocato. Non va meglio neppure sotto il punto di vista dell’intesa sessuale: secondo uno studio, uomini e donne sotto le lenzuola appartengono letteralmente a “due pianeti distinti”, e il loro corpo ha reazioni e pulsioni così diverse tra maschio e femmina da far pensare a una sorta di “incompatibilità” .  

Sono queste le conclusioni a cui approdano due diversi studi. Quello che riguarda la sfera dell’eros è stato realizzato da un team canadese dell’ Queen’s University e pubblicato sulla rivista “Archives of Sexual Behaviour”. Dopo aver preso in considerazione i risultati di precedenti ricerche effettuate negli ultimi 40 anni su 2.500 donne e 1.900 uomini, gli scienziati sono arrivati alla conclusione che i due sessi sono destinati a vivere il sesso “fuori sincrono”. Il corpo di un uomo, infatti, reagisce sempre quando si sente sessualmente eccitato, ma per la donna non succede lo stesso. Ad esempio, il cuore maschile comincia a galoppare quando vede una bella donna, mentre lei rimane spesso a pulsazioni normali anche davanti a un uomo che le piace. Le donne al contrario reagiscono a stimoli più mentali davanti ai quali l’uomo rimane del tutto sordo.

Ai volontari che hanno partecipato ai vari studi è stato chiesto quanto si sentivano eccitati durante e dopo l’esposizione a una serie di diversi stimoli sessuali, tra cui immagini pornografiche o video. La misura soggettiva di eccitazione è stata confrontata con alcune risposte fisiologiche, tra cui la variazione della forza di un’erezione per gli uomini e del flusso sanguigno genitale per le donne. Gli scienziati hanno così scoperto una corrispondenza tra le risposte del corpo maschile e quelle della mente: lo stato di eccitazione mentale degli uomini, insomma, corrispondeva sempre a quello fisico, mentre per le donne le risposte di corpo e mente sono assai meno allineate e coerenti.  

Molte donne hanno detto di sentirsi eccitate anche se non vi era stato alcun cambiamento visibile nel flusso di sangue nei genitali, mentre alcune hanno detto di non esserlo malgrado l’aumento del loro flusso sanguigno. Spiega Meredith Chivers, psicologo presso la Queen’s University: “I nostri risultati hanno implicazioni per la valutazione dell’eccitazione sessuale, la natura delle differenze di genere nell’eccitazione sessuale e i modelli di risposta sessuale”, per certificare scientificamente le differenze uomo-donna e per “capirne meglio le dinamiche e a cercare la compatibilità sessuale così difficile da trovare”.

Ma, anche quando l’intesa sessuale è buona, non è detto che tutto fili liscio all’interno di una coppia. Come hanno fatto notare gli esperti del sito britannico divorce-online.co.uk, tra i sudditi di Sua Maestà, il primo giorno lavorativo dopo le vacanze di Natale è un vero D-DAy, dove la D sta per divorzio, visto che è questo il momento in cui si registra il clou delle richieste di separazione. Gli esperti spiegano che in occasione delle Feste si passa molto tempo insieme al partner: le coppie che già traballano scoprono che la convivenza più assidua è insopportabile. Così, una volta concluso il periodo natalizio, in cui si cerca comunque di creare un clima sereno in casa specialmente a favore dei bambini,  si decide di dare appuntamento all’avvocato.

www.tgcom.mediaset.it, 08 gennaio 2010

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Sesso e Cristianesimo

Pubblicato da lasessualita su 19 gennaio 2010

Sesso e Cristianesimo: un rapporto difficile, esclusivo ed avverso. La regola fondamentale è che non bisogna farlo fuori dal matrimonio ed all’interno di esso l’amplesso è ammesso solo per procreare. Nell’Antico Testamento, eppure, ci sono molti passi in cui i rapporti carnali non sono poi così celati. Si anticipa, comunque, che il sesso nella Bibbia non è edonistico, bensì funzionale all’assicurazione di una discendenza ed alla sopravvivenza della specie. Un esempio di ciò è presente nella Genesi (19; 31-36): “Ora la maggiore disse alla più piccola: «Il nostro padre è vecchio e non c’è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l’uso di tutta la terra. 32 Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre». 33 Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò. 34 All’indomani la maggiore disse alla più piccola: «Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e va’ tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro padre». 35 Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò. 36 Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre”. Naturalmente coricarsi significa accoppiarsi e qui abbiamo addirittura un caso d’incesto, giustificato perché occorre continuare la stirpe e “non c’è nessuno in questo territorio”, essendo entrambe le donne scampate alla distruzione di Sodoma e Gomorra.

Il sesso è protagonista anche nel libro di Ruth, la cui miseria la spinse ad unirsi agli spigolatori in un campo di grando e qui incontrò Booz. Ecco il passo della seduzione: “Booz mangiò, bevve e aprì il cuore alla gioia; poi andò a dormire accanto al mucchio d’orzo. Allora essa venne pian piano, gli alzò la coperta dalla parte dei piedi e si coricò. 8 Verso mezzanotte quell’uomo si svegliò, con un brivido, si guardò attorno ed ecco una donna gli giaceva ai piedi”. Il gesto di Ruth fu poi immediatamente seguito (e riparato) dal matrimonio: “Le disse: «Chi sei?». Rispose: «Sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto»”.

Allungando il succo, dovremmo anche citare la storia del Re Salomone e di Betsabea, però le figlie di Lot e Ruth bastano per comprendere che il sesso non è condannato nell’Antico Testamento ed è funzionale. Insomma, gli uomini hanno bisogno naturalmente di accoppiarsi, perché senza l’amplesso non può esserci la continuazione della specie. In estrema sintesi: il sesso è vita. Nel Nuovo Testamento non c’è traccia di una posizione netta di Gesù in relazione all’eros. Secondo Remo Cacitti, docente di Cristianesimo antico all’Università di Milano, ciò avviene perché l’attenzione di Cristo è “rivolta altrove: sta per realizzarsi la venuta del Regno dei cieli, di fronte alla quale i vecchi metri di giudizio non hanno valore. Contava solo la fede“.

Da ciò ne consegue che per i primi cristiani il sesso non era un peccato al 100%, ma la religione fu poi contaminata dalla contrapposizione netta tra corpo e anima, tra la vita di quaggiù e la vita di lassù ed il valore della verginità deriva proprio da questo: fare sesso distoglie dalla dedizione alla divinità. Il matrimonio è concepito come il modo per rimediare alla concupiscenza, perché così limita il danno della lussuria, riconducendola alla necessità della procreazione. Così si pensò almeno fino al XX secolo, cioé quando la Chiesa ha dovuto essere meno rigida nei confronti della sessualità. Papa Pio XI nell’enciclica Casti Connubii del 1930 indicò, accanto all’obiettivo principale della procreazione, quello secondario del “rafforzamento del reciproco amore” tra i coniugi. Insomma, il sesso tra sposati non è solo vita ma è anche amore. E Giovanni Paolo II esplorò spesso il tema dell’unione sessuale e sostenne che il piacere femminile se manca “può generare complessi estremamente gravi“.

Walter Giannò, blogsicilia.it, venerdì 08 gennaio 2010

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Il Punto G? Solo un mito, un’immaginazione delle donne incoraggiate da riviste e terapisti sessuali.

Pubblicato da lasessualita su 6 gennaio 2010

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare del famoso quanto misterioso punto G, fulcro del piacere e dell’eros femminile. Il Punto Grafenberg, o punto G, deve il suo nome al ginecologo Ernst Grafenberg, che per primo lo descrisse oltre 50 anni fa. Sarebbe localizzato sulla parete frontale della vagina a un’altezza di circa 2 centimetri. Recentemente alcuni ricercatori italiani hanno dichiarato di averlo individuato: si tratterebbe di un’area con tessuti più densi all’interno della vagina. Gli specialisti, però, dicono che potrebbero esserci altre spiegazioni per questa diversa densità. Ma, colpo di scena, arriva una ricerca che attesta esattamente il contrario e rimette tutto in discussione. Forse possiamo smettere di cercare: il Punto G sarebbe solo un mito, che non corrisponderebbe alla realtà anatomica-scientifica. Lo rende noto uno studio pubblicato sul ‘Journal of Sexual Medicine’. Insomma dimenticate il decantato punto G perché la ’sfuggente’ zona erogena delle donne sarebbe solo un ‘luogo della ragione’.

Un gruppo di studiosi del King’s College di Londra ha condotto una ricerca su 1800 donne, non riuscendo a trovare prova scientifica della sua esistenza. Il punto G sarebbe un’ “immaginazione delle donne, incoraggiata dalle riviste e dai terapisti sessuali”. Ma la sessuologa Beverley Whipple, non ci sta: secondo lei questo studio “é pieno di crepe”. Gli studiosi in questione avrebbero ignorato le esperienze delle lesbiche o delle donne bisessuali e sbagliato nel considerare gli effetti di avere differenti partner sessuali, con differenti tecniche amatorie. cco i dettagli dell’interessante indagine. Alle donne prese a campione – tutte coppie di gemelle mono o eterozigoti – è stato chiesto se ritenessero di avere o no il punto G. Se in una gemella questo punto esiste – è la base dello studio – esisterà allo stesso modo in sua sorella, identica e con lo stesso patrimonio genetico. Ma questo non è emerso. Le gemelle monozigoti non hanno mostrato di condividere un punto G, come pure le gemelle eterozigoti, che del loro patrimonio genetico hanno in comune solo una metà. “È da irresponsabili avvalorare l’esistenza di un qualcosa che non è stato mai provato e su questo esercitare pressione psicologica sulle donne e pure sugli uomini”, dice il coordinatore dello studio Andrea Burri. Di tutt’altra opinione invece la psicologa del sesso Petra Boynton che sdrammatizza: “Va bene cercare il punto G, ma non preoccupatevi se non lo trovate”.

Valentina Rabazzi, www.valdelsa.net, 06 gennaio 2010

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Sesso nella coppia: 5 consigli utili alle donne per soddisfare il partner

Pubblicato da lasessualita su 1 gennaio 2010

Quando la vita sessuale della coppia non va come dovrebbe, le donne sono sempre pronte ad incolpare il proprio partner, non bisogna però dimenticare che gli errori vanno sempre divisi equamente. Non a caso molti esperti affermano che anche il genere femminile commette molti sbagli nella camera da letto, e consigliano vari metodi per superare questi ostacoli. Prendere iniziative sessuali. Les Parrot, professore di psicologia alla Pacific University di Seattle afferma che uno degli errori più gravi delle donne nella vita di coppia è la mancanza di iniziative sessuali, per paura di essere credute invadenti e aggressive. Gli uomini, dal canto loro,amano però essere desiderati dalle proprie compagne. Ruth Westheimer, terapeuta psicosessuale, consiglia quindi alle donne di fare il primo passo per responsabilizzarsi sessualmente. Non preoccuparsi dell’aspetto fisico. “Non pensare al grasso sulla pancia o al trucco sul viso” consiglia Westheimer che suggerisce di abbadonarsi completamente ai giochi erotici, anche perché gli uomini non danno molta importanza all’aspetto fisico durante l’atto sessuale.

Non credere che l’uomo sia sempre interessato al sesso. La maggior parte dei ragazzi è sempre disponibile ma lo stesso discorso non vale per gli uomini. Le pressioni della vita quotidiana, la famiglia, il lavoro e le fatture diminuiscono la libido del genere maschile. Le donne interpretano il disinteresse sessuale come una mancanza di amore. Parlare delle proprie preferenze sessuali. Parlare di quello che piace e non piace al proprio uomo anche se il discorso può creare forti disagi.  “Una donna deve assumersi la responsabilità de suo incontro sessuale“, dice Westheimer. Nessun uomo può portare all’orgasmo la partner senza indicazioni specifiche. La buona notizia, secondo Fischer ,è che il genere maschile ascolta molto e vuole compiacere sessualmente la compagna. Accontentarlo se suggerisce nuove idee erotiche. Dopo qualche anno di vita insieme è normale proporre nuovi giochi sessuali ,per rivitalizzare il rapporto di coppia. Questo non significa che non c’e’ più attrazione fisica, anzi. “Nessuno dovrebbe mai sentirsi obbligato a fare qualcosa che non vuole fare” afferma Parrot e invita anche le donne a rifiutare con gentilezza eventuali richieste, che vanno contro la propria morale. Se invece ci sono solo dei dubbi, basta spiegare il disagio iniziale e chiedere del tempo per pensarci.

Alessia Mancini, magazine.ciaopeople.com, 18 dicembre 2009

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Dieta ed Eros

Pubblicato da lasessualita su 16 dicembre 2009

In pochi giorni in Gran Bretagna le vendite di aglio sono aumentate del 35%: tutto merito della BBC che in un programma ha attribuito all’aglio crudo delle proprietà simili a quelle dei noti farmaci per il “potenziamento” della funzione sessuale maschile. In effetti, da sempre e in ogni parte del mondo, l’uomo ha sempre unito sia l’atto del mangiare che gli alimenti stessi con la sessualità, più o meno vissuta. Basti pensare alla prima tentazione della storia: la biblica Eva che tenta Adamo con una mela. Metafore come “mangiare di baci”, “nozze di miele”, “pelle di pesca” o “labbra carnose”, fanno parte di un linguaggio comune e confermano il rapporto profondo tra cibo ed eros.

A tavola, con equilibrio. Se la sera di San Valentino, oltre alla parte romantica si decide di non trascurare la sessualità, sarà utile limitare sia la quantità dei cibi che adottare dei piccoli accorgimenti riguardo alla qualità. Cene ricche di cibi grassi, fritture e quant’altro, annaffiate da molto vino, abbisognano poi di lunghi sforzi digestivi. In più facilitano la sonnolenza, lasciando poche energie per altre attività, pur se piacevoli. Attenzione quindi alla scelta dei ristoranti: meglio evitare quelli tipici regionali, che spesso offrono i piatti decisamente “robusti” della tradizione, preferire invece quelli vegetariani o di pesce, nei quali non mancano menu più digeribili. In ogni caso, al ristorante o in casa, un pasto basato su piatti cucinati con cura ma allo stesso tempo leggeri, non chiude la serata ma ne facilita la continuazione. Insomma, ancora una volta le scelte equilibrate a tavola sono le migliori. Ad esempio, una cenetta che preveda degli antipasti tipo paté vegetali e crudité (vegetali o frutti di mare), una leggera vellutata di verdure e un secondo a base di pesce o di piccoli e preziosi formaggi – sempre accompagnati da un rinfrescante contorno di verdure – soddisfa (ma non troppo) il palato senza appesantire. È noto da tempo che mangiare cibi gustosi rilasci in circolo sostanze benefiche per l’umore come le endorfine. Mangiare bene, in un contesto piacevole e in buona compagnia, senz’altro predispone maggiormente ai contatti umani di qualsiasi tipo.

I cibi che aiutano l’amore. Se mangiare bene fa bene all’amore, è possibile aumentare ulteriormente “l’efficacia” del pasto scegliendo determinati alimenti? Stiamo parlando dei cibi afrodisiaci, così chiamati per via di Afrodite, dea greca dell’amore e della bellezza. Già anticamente ad alcuni alimenti venivano attribuite proprietà in grado sia di stimolare il desiderio sessuale che di aiutare le performance maschili. Questi ultimi vengono considerati afrodisiaci per la loro azione biochimica: spesso si tratta di erbe o spezie contenenti sostanze che migliorano la circolazione sanguigna. Ecco spiegato il ruolo di melissa, prezzemolo, basilico, peperoncino, come “aiutanti” nell’amore. Ma non è detto che gli stessi cibi con proprietà stimolanti non vengano considerati afrodisiaci per analogia di forma o di funzione. È il caso del sedano, ad esempio, ortaggio dalle forme evocative messo sulla testiera del talamo nuziale per aumentare la fertilità. Oppure dell’ostrica – offerta in genere dall’uomo alla donna – che richiama l’organo femminile ma al contempo è ricca di calcio e zinco, minerali molto preziosi per l’ars amatoria. Anche gli odori possono dare delle suggestioni “erotiche”. Ancora prima della BBC, i Greci e i Romani consideravano l’aglio afrodisiaco perché una volta ben metabolizzato dall’organismo lasciava un leggero sentore che ricordava gli odori emanati dal corpo dopo l’attività sessuale. Certo, le analogie più immediate di alcuni cibi considerati afrodisiaci sono quelle che richiamano la funzione sessuale. Se è chiara l’analogia con i testicoli di toro, consumati oltre che in Spagna anche dalle nostre parti e consigliati agli adolescenti, certamente più delicata è quella con i fiori. La cucina floreale è considerata afrodisiaca poiché i fiori sono gli organi genitali delle piante. Allo stesso modo anche certi frutti, come la mela, il melograno o il kiwi, o i frutti degli ortaggi quali il cavolfiore o i broccoli hanno a che fare con la sessualità e la fecondità.

Attenzione a questi cibi. Gli amanti dei dolci forse ci rimarranno male ma un menu elaborato con intenzioni romantiche è meglio che non si concluda con un dolce, specie se elaborato e sostanzioso poiché questo regala una sorta di appagamento. Anche il cioccolato, se da una parte contiene sostanze stimolanti dall’altra è considerato un sostitutivo della sessualità. Non c’è quindi da stupirsi se in più di una ricerca negli scorsi anni sia risultato che la maggioranza delle donne preferiva rinunciare al sesso piuttosto che al cioccolato. E in effetti alcune sostanze rilasciate in circolo dalla cioccolata sono le stesse degli innamorati.
Se quindi è consigliabile rimandare a dopo la fetta di Saint Honoré è anche meglio non esagerare con gli alcolici. In piccole dosi, uno – due bicchieri al massimo, il vino provoca una leggera alterazione dello stato di coscienza e dei freni inibitori. Se assunto in dosi maggiori l’effetto si rovescia e le prestazioni maschili precipitano. Lo champagne viene considerato la bevanda più afrodisiaca: certamente per il suo valore che ne fa un alimento di lusso e quindi consumato raramente, ma non solo. Le sue tante bollicine avrebbero la capacità di rendere più spumeggiante chi ne beve. Effetto del tutto contrario lo produrrebbe invece la birra, in quanto prodotta con il luppolo, una pianta anafrodisiaca: raccolta in primavera veniva un tempo utilizzata per placare i bollori maschili. Vengono considerati inibitori anche altri vegetali quali cetrioli, lattuga, melone e zucca. Attenzione infine a non esagerare con bevande eccitanti come tè o caffè: si rischia di diventare “troppo” nervosi.

Le piante di Eros:

- Aglio e cipolla. Hanno proprietà fluidificanti e il loro odore, specie quello dell’aglio, ricorda quelle delle secrezioni femminili durante l’atto sessuale.
- Cacao. Contiene sostanze sia benefiche e stabilizzanti sull’umore (feniletilamina) che stimolanti (teobromina). Il suo uso quindi ha dei pro e dei contro. Secondo una leggenda il dio azteco Quetzalcoatl utilizzava il cacao per sostenersi durante i suoi convegni amorosi con centinaia di fanciulle.
- Chiodi di garofano. La sua azione di momentanea desensibilizzazione sembra aiuti la sessualità.
- Coriandolo. Alle donne vengono consigliati i semi seccati, dall’effetto euforizzante, lasciati in infusione oppure utilizzati in cucina. Da usare con moderazione, per evitare effetti opposti.
- Noce moscata. Usata con parsimonia, a questa spezia viene attribuita la proprietà di risvegliare o migliorare la libido.
- Prezzemolo, basilico, menta, rafano, sedano, zenzero. Grosso modo hanno tutti un’azione tonica e stimolano la circolazione. In più spesso le loro forme evocano gli organi sessuali.
- Peperoncino. Va usato in piccole dosi, si considera afrodisiaco sia perché contiene sostanze come la capsaicina dall’effetto leggermente desensibilizzante, sia per il “fuoco” che contiene.
- Verbena. Proprietà particolarmente stimolanti vengono attribuite alla verbena: c’è chi consiglia di profumare delicatamente con il suo olio essenziale lenzuola e federe.
- Rucola. I romani la consideravano afrodisiaca e la facevano crescere intorno alle statue falliche di Priapo, il dio della fertilità. È una verdura ricca di minerali, utili per l’attività sessuale e la circolazione.
- Salvia. Uno dei pochi afrodisiaci solamente femminili. Particolarmente adatta per le donne ipersensibili, ha un’azione sia antispastica che stimolante per il sistema nervoso. Per non disperdere i principi attivi, in cucina va utilizzata insieme a una sostanza grassa, come il burro o l’olio.
- Sedano. Ricco di minerali e vitamine. Ha un’azione benefica su sangue e pressione sanguigna e attività muscolare. La radice è tradizionalmente la sua parte considerata afrodisiaca.
- Tartufo. Come altri cibi molto costosi (caviale, ostriche, champagne, aragoste) è considerato uno stimolante sessuale perché associato alla ricchezza e al piacere. Anche in passato i cibi di lusso venivano considerati afrodisiaci: dopo la scoperta dell’America lo erano pomodori e patate, ai tempi costosissimi.
- Vaniglia. Il suo profumo particolare ha indirettamente un’azione di stimolante sessuale. In più sembra che la vaniglia combatta l’astenia sessuale, agendo sul sistema nervoso.
- Zafferano. Contiene delle sostanze ormonosimili che sarebbero in grado di innescare o aumentare il desiderio sessuale.

A cura di Barbara Asprea , www.benessere.com, 09 dicempre 2009

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Sesso, desiderare il desiderio

Pubblicato da lasessualita su 16 dicembre 2009

La nostra società è tutta pervasa di desiderio: desiderio di far carriera, di consumo, desiderio tuttavia di oggetti e in quanto tale indotto dall’esterno. Tra tutti i desideri, il desiderio sessuale, che dovrebbe essere la nostra linfa vitale, rimane in sordina, a volte nascosto a volte del tutto assente. Il nostro sembra essere il tempo dei paradossi ed è appunto un paradosso quello che stiamo vivendo in quanto assistiamo quotidianamente tanto all’assenza di desiderio quanto al preoccupante dilagare e agire di desideri irrefrenabili.

Il desiderio si è come “ingrippato”: da un lato cresce il numero di persone afflitte da un “libidogramma piatto” che arrivano talvolta a scegliere addirittura la castità, una vita senza sesso, dall’altro un numero sempre più alto di molestatori e stupratori, di desideri irregolari, incontrollati e incontrollabili. Tra questi due estremi si situano i “desideri soddisfatti in fretta”; crescono, infatti, i fruitori dell’eros mercenario, delle hot line, fenomeno incomprensibile in un’epoca di acquisita libertà sessuale.

Un’analisi della tipologia di tali consumatori (sempre più spesso mariti insospettabili e apparentemente soddisfatti) induce tuttavia a pensare che tale fenomeno rappresenti il tentativo di trovare altrove quanto la vita a due inevitabilmente fa morire. Infatti, oggi il vero problema non è tanto il desiderio quanto la sua coesistenza nella coppia. L’alchimia dell’eros non è infatti unicamente dipendente da fattori chimici come molti speranzosi negli afrodisiaci e nella pillola del piacere potrebbero pensare. Al contrario molto spesso sono proprio delle sostanze chimiche quali i farmaci ad inibire il desiderio sessuale: antipertensivi, antipsicotici, antidepressivi incluso il recente Prozac e nonostante i suoi benefici effetti sull’umore.

Il desiderio sessuale ha nemici sia esterni quali il lavoro (sia quando se ne è troppo sobbarcati che nella condizione opposta della disoccupazione) e l’arrivo di un figlio, che interni riconducibili a sentimenti e stati d’animo quali l’ansia, la depressione, la rabbia, la paura del successo e dell’intimità. Complici del desiderio sono invece l’universo del nostro immaginario, la proibizione, il senso del limite, la capacità di sorprendere sempre il partner, di non arrendersi alla routine, di mantenere spazi privati e segreti e non una magica pillola del piacere come sempre più spesso le cronache propongono all’attenzione del grande pubblico.

Attivare il desiderio proprio e altrui significa essere protagonista della propria esperienza a partire dal proprio desiderio; questo è quanto permette a chiunque individuo, uomo o donna che sia e a qualunque età, di sperimentare l’arte della seduzione “innaffiando” e “curando” il terreno ad essa più congeniale rappresentato dalla sensorialità: è importante, infatti, anche saper usare bene i cinque sensi per sedurre e per essere sedotti. I disturbi del desiderio possono essere suddivisi in due categorie. La prima comprende il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo, dove le fantasie sessuali e il desiderio di avere un’attività sessuale sono carenti o inesistenti. Il Disturbo da Avversione Sessuale, invece, è la persistente o ricorrente estrema avversione ed evitamento di tutti (o quasi tutti) i contatti sessuali genitali con un partner.

La terapia sessuologica in questi casi è la seguente. Dopo aver analizzato accuratamente la domanda del paziente, la dove è possibile, ci si rivolge alla coppia, costruendo un percorso terapeutico adatto alla situazione personale e/o relazionale. Ad esempio, se il disagio lamentato è il frutto di problemi legati alla relazione con il partner, di incomprensioni, di una mancata comunicazione su tutti i fronti, ecc. si potrà procedere analizzando i pensieri o i comportamenti che ostacolano il funzionamento in queste aree. Questo potrà condurre ad un aumento della comunicazione all’interno della coppia, al miglioramento delle abilità sessuali e all’abbassamento dell’ansia da prestazione. In altri casi è possibile utilizzare altre forme di terapia che prevedono, oltre alla prescrizione di mansioni sessuali, un’analisi introspettiva da parte del paziente con lo scopo di modificare la propensione ad inibire i propri impulsi erotici, insegnandogli a non reprimere la tendenza naturale all’eccitazione sessuale.

La nostra società è tutta pervasa di desiderio: desiderio di far carriera, di consumo, desiderio tuttavia di oggetti e in quanto tale indotto dall’esterno.
Tra tutti i desideri, il desiderio sessuale, che dovrebbe essere la nostra linfa vitale, rimane in sordina, a volte nascosto a volte del tutto assente.

Il nostro sembra essere il tempo dei paradossi ed è appunto un paradosso quello che stiamo vivendo in quanto assistiamo quotidianamente tanto all’assenza di desiderio quanto al preoccupante dilagare e agire di desideri irrefrenabili.

Il desiderio si è come “ingrippato”: da un lato cresce il numero di persone afflitte da un “libidogramma piatto” che arrivano talvolta a scegliere addirittura la castità, una vita senza sesso, dall’altro un numero sempre più alto di molestatori e stupratori, di desideri irregolari, incontrollati e incontrollabili.
Tra questi due estremi si situano i “desideri soddisfatti in fretta”; crescono, infatti, i fruitori dell’eros mercenario, delle hot line, fenomeno incomprensibile in un’epoca di acquisita libertà sessuale.

Un’analisi della tipologia di tali consumatori (sempre più spesso mariti insospettabili e apparentemente soddisfatti) induce tuttavia a pensare che tale fenomeno rappresenti il tentativo di trovare altrove quanto la vita a due inevitabilmente fa morire.

Infatti, oggi il vero problema non è tanto il desiderio quanto la sua coesistenza nella coppia.

L’alchimia dell’eros non è infatti unicamente dipendente da fattori chimici come molti speranzosi negli afrodisiaci e nella pillola del piacere potrebbero pensare.
Al contrario molto spesso sono proprio delle sostanze chimiche quali i farmaci ad inibire il desiderio sessuale: antipertensivi, antipsicotici, antidepressivi incluso il recente Prozac e nonostante i suoi benefici effetti sull’umore.

Il desiderio sessuale ha nemici sia esterni quali il lavoro (sia quando se ne è troppo sobbarcati che nella condizione opposta della disoccupazione) e l’arrivo di un figlio, che interni riconducibili a sentimenti e stati d’animo quali l’ansia, la depressione, la rabbia, la paura del successo e dell’intimità.

Complici del desiderio sono invece l’universo del nostro immaginario, la proibizione, il senso del limite, la capacità di sorprendere sempre il partner, di non arrendersi alla routine, di mantenere spazi privati e segreti e non una magica pillola del piacere come sempre più spesso le cronache propongono all’attenzione del grande pubblico.

Attivare il desiderio proprio e altrui significa essere protagonista della propria esperienza a partire dal proprio desiderio; questo è quanto permette a chiunque individuo, uomo o donna che sia e a qualunque età, di sperimentare l’arte della seduzione “innaffiando” e “curando” il terreno ad essa più congeniale rappresentato dalla sensorialità: è importante, infatti, anche saper usare bene i cinque sensi per sedurre e per essere sedotti.

I disturbi del desiderio possono essere suddivisi in due categorie.
La prima comprende il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo, dove le fantasie sessuali e il desiderio di avere un’attività sessuale sono carenti o inesistenti.
Il Disturbo da Avversione Sessuale, invece, è la persistente o ricorrente estrema avversione ed evitamento di tutti (o quasi tutti) i contatti sessuali genitali con un partner.

La terapia sessuologica in questi casi è la seguente.
Dopo aver analizzato accuratamente la domanda del paziente, la dove è possibile, ci si rivolge alla coppia, costruendo un percorso terapeutico adatto alla situazione personale e/o relazionale.
Ad esempio, se il disagio lamentato è il frutto di problemi legati alla relazione con il partner, di incomprensioni, di una mancata comunicazione su tutti i fronti, ecc. si potrà procedere analizzando i pensieri o i comportamenti che ostacolano il funzionamento in queste aree.
Questo potrà condurre ad un aumento della comunicazione all’interno della coppia, al miglioramento delle abilità sessuali e all’abbassamento dell’ansia da prestazione.
In altri casi è possibile utilizzare altre forme di terapia che prevedono, oltre alla prescrizione di mansioni sessuali, un’analisi introspettiva da parte del paziente con lo scopo di modificare la propensione ad inibire i propri impulsi erotici, insegnandogli a non reprimere la tendenza naturale all’eccitazione sessuale.

cura della Dott.ssa Elena Isola, www.giadenonline.com, 08 dicembre 2009

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L’obesità nemica del sesso

Pubblicato da lasessualita su 16 dicembre 2009

Il risultato di questa ricerca australiana non gira intorno al problema: l’obesità è il primo nemico della vita sessuale. A rivelarlo, senza mezzi termini, è l’indagine condotta dal Dipartimento di Psicologia della James Cook University, in Australia, con a capo il professor Frances Quirk. Variazioni dell’aspetto estetico e della chimica ormonale di un individuo comportano una diminuzione sostanziale dell’attività sessuale.

L’indagine del dottor Cook mette in evidenza come la variazione di peso corporeo comporti anche un’alterazione ormonale nella persona obesa. Questo succede perché il corpo tende naturalmente ad adattarsi ai cambiamenti che subisce nel corso della vita. Un aumento della massa grassa, rispetto al peso ideale per età e sesso, comporta una mutazione nel livello di ormoni responsabile, tra l’altro, dell’assopimento del desiderio sessuale.

Molto spesso, sono i soggetti che hanno un partner stabile a sviluppare problemi di natura sessuale. Fa notare il ricercatore, un cambiamento della forma fisica a volte implica la difficoltà di comunicare all’altro i propri stati d’animo riguardo il cambiamento fisico. Questo tipo di cattiva qualità della comunicazione può essere la base di ulteriori fraintendimenti, dove l’altro nella coppia può finire col sentirsi escluso o non ben voluto.

L’aspetto fisico, la forma con cui ci si manifesta al mondo esterno, è portatore di messaggi importanti. Per un uomo risulta attrattiva la donna che abbia un girovita stretto e i fianchi larghi, come pure venivano rappresentate, in molte culture, le divinità legate alla fertilità.

L’uomo dalle spalle larghe e la vita stretta, dalla forma triangolare, rappresenta l’ideale di attrazione per la donna. Si tratta di manifestazioni fisiche dello stato di salute della persona che si ha davanti, segnali impliciti che agiscono tra le dinamiche inconsapevoli che si mettono in moto nella scelta del compagno. L’obesità finisce con l’oscurare tutti questi tratti somatici e nascondere i caratteri attrattivi all’occhio del partner o del potenziale compagno.

D’altro canto, in Italia il fenomeno dell’obesità sta raggiungendo cifre allarmanti, si calcola che nella popolazione adulta, il 40% dei maschi sia a rischio obesità, contro il 30% del dato femminile. Queste cifre sono state presentate dal dottor Nino Carlo Battistini, professore di scienze dietetiche applicate dell’ Università di Modena e Reggio Emilia, durante il “MeatItaly” a Cremona.

Il professore ha messo in evidenza numeri significativi: il 2,5% della spesa sanitaria è destinato alla cura delle patologie legate all’obesità e che le possibilità che un bambino soprappeso di 12 anni possa diventare obeso sono del 80%, e del 50% per un bambino di 6 anni. Tre le cause dell’obesità c’è predisposizione genetica, la cattiva alimentazione, l’assenza di attività fisica.

Laura Di Maria, www.fastweb.it, 06 dicembre 2009

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